La cerimonia di laurea di due studentesse in una università americana di Kabul
La cerimonia di laurea di due studentesse in una università americana di Kabul
di Marco Principini Va studiata una soluzione. Perché il caso delle 118 matricole in larga parte afghane iscritte alla Sapienza, bloccate in patria dal blocco aeroportuale senza riuscire a imbarcarsi per l’Italia, merita ogni riguardo: 81 sono ragazze. Bruno Botta, prorettore dell’ateneo capitolino con delega agli affari internazionali, non si dà pace: "Ci sono liste e passaporti. Ma l’evolversi degli eventi, con gli attentati, ha complicato tutto". Un numero che in queste ore è cresciuto perché l’ateneo romano intende accogliere anche tutti quegli studenti che, in un primo momento, non erano stati ammessi ai corsi, oltre a...

di Marco Principini

Va studiata una soluzione. Perché il caso delle 118 matricole in larga parte afghane iscritte alla Sapienza, bloccate in patria dal blocco aeroportuale senza riuscire a imbarcarsi per l’Italia, merita ogni riguardo: 81 sono ragazze. Bruno Botta, prorettore dell’ateneo capitolino con delega agli affari internazionali, non si dà pace: "Ci sono liste e passaporti. Ma l’evolversi degli eventi, con gli attentati, ha complicato tutto". Un numero che in queste ore è cresciuto perché l’ateneo romano intende accogliere anche tutti quegli studenti che, in un primo momento, non erano stati ammessi ai corsi, oltre a giovani ricercatori e un docente con famiglia e figlie: in tutto oltre 180 persone (con minoranza di indiani e iraniani).

Tra le 81 studentesse, tutte tra i 19 e i 22 anni, ci sono anche mamme con figli al seguito e anche una incinta di pochi mesi. Molte di loro provengono da Herat, la città nell’ovest del Paese dove era schierato il contingente italiano, e dopo un viaggio a dir poco pericoloso hanno visto allontanarsi la loro meta finale proprio quando avevano raggiunto l’aeroporto. "Ora restare a Kabul per loro è quanto mai rischioso, potrebbero subire ritorsioni e per tornare a casa metterebbero in pericolo la vita", spiegano dall’ateneo, mentre i talebani fanno sapere che si impegneranno a consentire la partenza di tutti gli stranieri e dei cittadini afghani con permessi di viaggio anche dopo il 31 agosto.

"Riusciremo a raggiungere l’Italia? Possiamo realizzare il nostro sogno?". Sono le parole di alcune delle studentesse riferite dal prorettore Botta, che assieme alla rettrice Antonella Polimeni tiene vivi i contatti con l’Afghanistan e preme sulla Farnesina perché il caso trovi priorità, anche per il forte valore simbolico di una gioventù in fuga dall’oscurantismo talebano.

Il gruppo di matricole, tutte iscritte alla facoltà di Lettere e Filosofia, "ha già passato la pre-selezione online". Tutte le ragazze, in maggior parte dell’area di Herat, ma anche della capitale Kabul, erano andate "al consolato per avere il visto e venire in Italia". Il precipitare della situazione ha impedito la partenza. "Le ragazze hanno paura, hanno il terrore di non poter venire – continua Botta –. Temono che il loro sogno si infranga. Ma nonostante tutte le difficoltà noi siamo fiduciosi".

L’eco della vicenda depone a favore del diritto allo studio anche in tempi così estremi. "Dopo questo grande clamore mediatico, c’è stata un’ulteriore accelerazione – riconosce il prorettore –. La Farnesina mi ha contattato per stabilire una strategia per portare questi ragazzi e ragazze in Italia". Forse non riusciranno ad arrivare in tempo per le prime lezioni. O forse sì. Dipende dai corridoi umanitari. Dipende da come i talebani gestiranno le frontiere a ritiro occidentale ultimato.

Le ultime notizie sono pessime. È di ieri la decisione del ministro dell’Istruzione talebano che d’ora in poi nelle università dell’Afghanistan le studentesse e gli studenti saranno divisi "come vuole la sharia". La Sapienza non demorde e chiede solidarietà ai massimi livelli: "Auspichiamo che la Comunità internazionale intensifichi gli sforzi per fornire supporto tempestivo e adeguato".