Anche il tofu, formaggio vegano, si può produrre a base di semi di canapa
Anche il tofu, formaggio vegano, si può produrre a base di semi di canapa

Roma, 17 gennaio 2020 - D’ora in poi sarà solo questione di gusto. O di impiattamento. Sulle tavole degli italiani sono in arrivo le pietanze alla cannabis. Chef stellati e comuni cuochi sono pregati di annotare: è in Gazzetta Ufficiale (con ben 33 capoversi di premesse legislative, comunitarie e scientifiche) il decreto che fissa i limiti massimi di Thc negli alimenti: 2 milligrammi per chilo il limite massimo nei semi di canapa, nelle farine derivate e negli integratori contenenti derivati dalla canapa, 5 milligrammi per chilo nell’olio ottenuto dai semi.

La canapa in cucina diventerà una moda? Di sicuro c’è che, da oggi, chiunque potrà utilizzare in serenità derivati della canapa a bassa concentrazione di principio attivo per alimentare, dissetare, stupire, compiacere. Prima, la produzione agricola di cannabis sativa – pur consentita sia in base alle regole Ue sia alla tradizione alimentare europea – soffriva infatti di scivolosa e strumentale associazione alla cultura dello sballo: l’eredità del proibizionismo e dello stigma imposti nel 1937 dagli Stati Uniti a tutta la canapa, anziché solo a quella per uso stupefacente, vista la potenziale concorrenza ai derivati del petrolio di questa pianta così versatile capace di garantire fibre tessili, carta, corde, mangimi, olio carburante, oltre che semi e oli commestibili. Un ’insulto’ chimico. I semi di canapa hanno infatti altissimo valore nutrizionale e sin dall’antichità hanno fatto parte della dieta di molti popoli.

Precedendo il misurino del legislatore, biscotti, taralli, pane, farina, olio avevano già fatto registrare un piccolo boom, cui era seguita la scoperta di altre nicchie nella produzione di ricotta, tofu, bevande vegane e naturalmente birra. Adesso sarà la creatività gastronomica italiana a decidere il futuro del comparto. Gli esperti stimano un giro d’affari di 40 milioni di euro. "Finalmente c’è chiarezza", è l’annuncio trionfante di Coldiretti, a nome dei tanti coltivatori che chiedono regole certe per i derivati della canapa anche in altri settori promettenti come cosmesi, edilizia, arredamento e design.

La canapa, vecchia passione degli agricoltori italiani – in questo campo secondi solo ai russi – impegna già oggi 4.000 ettari di Bel Paese (dai 400 del 2013), superficie destinata a crescere se gli affari decolleranno. Nei secoli d’oro della navigazione a vela l’Italia è stata a lungo il primo fornitore di cordame alla marineria britannica. Fino al 1940 gli ettari seminati a cannabis erano 100.000. Ora il settore alimentare può trainare la rinascita. Non mancano però le voci contrarie: "Aver dato via libera alla cannabis negli alimenti rischia di mandare ai giovani un messaggio sbagliato e cioé che la cannabis è un valore aggiunto e una cosa buona. Questo può spingere a fare un uso della cannabis ben più pericoloso", mette in guardia Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri e membro del cda dell’Aifa.