Un'immagine di Giuseppe Di Matteo (Ansa)
Un'immagine di Giuseppe Di Matteo (Ansa)

Roma, 22 luglio 2018 - Risarcimento da 2,2 milioni di euro alla mamma e al fratello di Giuseppe Di Matteo, il bimbo tenuto sotto sequestro per oltre due anni e poi sciolto nell'acido dai boss mafiosi nel 1996 perché il padre si era pentito.

Lo ha stabilito il tribunale civile di Palermo: per il giudice Paoli Criscuoli - come scrive il Giornale di Sicilia - "è stata lesa la dignità della persona, il diritto del minore ad un ambiente sano, ad una famiglia, a uno sviluppo armonioso, in linea con le inclinazioni personali, a un'istruzione. Beni e interessi di primario rilievo costituzionale che, pertanto, trovano diretta tutela, anche risarcitoria".

Già 400 mila euro sono stati versati come provvisionale alla mamma di Giuseppe di Matteo, Francesca Castellese, e al fratello del bambino, Nicola. Il risarcimento è stato addebitato al boss di Brancaccio Giuseppe Graviano, a Benedetto Capizzi, Cristoforo Cannella, Francesco Giuliano, Luigi Giacalone e al pentito Gaspare Spatuzza, tutti condannati per l'omicidio. Non disponendo beni (tutti sequestrati) i boss non potranno pagare e il denaro sarà attinto dal fondo speciale dello Stato per le vittime di mafia. Il piccolo Di Matteo venne rapito il 23 novembre 1993 - quando non aveva ancora compiuto 13 anni - per intimidire il padre del bambino, Santino, che aveva deciso di collaborare con la giustizia.