Andrea Albanese con il figlio Luca, morto nel 2013
Andrea Albanese con il figlio Luca, morto nel 2013

Piacenza, 20 settembre 2019 - "Questa tragedia doveva essere evitata". Andrea Albanese, una vita segnata dal dramma di Luca, il suo bambino perduto. Rabbia, amarezza, indignazione, sgomento s’intrecciano nelle sue parole, a cominciare da quelle del post che ha pubblicato su 'Mai più morti come Luca!', il gruppo che ha costituito su Facebook e che oggi conta oltre 13mila soci. Quella di rendere obbligatori i seggiolini anti abbandono per lui è una ragione di vita. Ma la legge dello Stato, la legge 1 ottobre 2018, n. 117, resa esecutiva con ogni possibile viatico da parte del Parlamento, rimane sulla carta. Per ora è solo carta.

Il primo commento?
"Grazie a sei anni di battaglia che abbiamo portato avanti tutti insieme avevamo ottenuto una legge, i sistemi anti-abbandono sarebbero dovuti diventare obbligatori dal 1° luglio 2019, ma così non è stato. L’entrata in vigore effettiva della legge è stata rinviata, ed eccoci qui a piangere un’altra vittima innocente!".

Quali le cause, quali le responsabilità?
"Sono arrabbiato, la burocrazia uccide, la lentezza uccide, l’inefficienza uccide. Perché non è stato possibile rispettare i tempi previsti? Faccio questa domanda ai politici, voglio una spiegazione".

E ora, dopo che è morto un altro bambino?
"Ora si proceda subito, la legge c’è già, va solo fatta applicare, non sono ammissibili ulteriori ritardi".
 
Non ha altro da aggiungere. Andrea è un combattente profondamente deluso, forse anche stanco, ma per nulla domo. Si congeda con poche parole, pronto a tornare a combattere. "Tutto qua, non so cos’altro dire adesso, provo solo dolore e rabbia". Dolore e rabbia saranno l’innesco per non darsi per vinto e ricominciare. Già da oggi.

Piacenza, 4 giugno 2013. Andrea Albanese, 38 anni all’epoca, controllore di gestione, dimentica in auto, alla periferia della città, il suo bambino di 2 anni che come ogni mattina dovrebbe lasciare all’asilo nido. Luca resta per otto ore sul seggiolino della Citroen, parcheggiata al sole, prigioniero in un abitacolo dove la temperatura sfiora i 40 gradi. Una canicola che soffoca il piccolo, lo uccide. Il gip di Piacenza, Elena Stoppini, proscioglie il padre, accogliendo le conclusioni dei periti che ha nominato. In quella mattinata maledetta Andrea Albanese è stato vittima di un’amnesia dissociativa, una sindrome momentanea che consiste nell’incapacità di ricordare eventi autobiografici circoscritti a un’area o a una persona che rientri nella propria vita.
Andrea decide di combattere quella patologia subdola che lo ha colpito a tradimento. Un anno dopo la morte di Luca, con la moglie Paola, dona un defribillatore a un parco giochi di Piacenza. È già iniziata la sua battaglia: una legge per installare sistemi di allarme sui seggiolini in auto. Sostenuto da diverse petizioni, fa sì che due disegni di legge approdino in Parlamento e davanti alla Commissione europea. Andrea e le migliaia di persone che condividono la sua causa chiedono un sistema di allarme sui seggiolini delle auto. Un beep, un semplice beep. Perché non ci siano mai più morti come Luca.