"Abbiamo sollevato il coperchio su un calderone dove c’è un orrore mai immaginato. Con mio marito pensiamo che questa vicenda è più grande di noi. Tuttavia nessun pentimento, anche alla luce degli sviluppi di ieri, per aver denunciato ai carabinieri i video raccapriccianti trovati nel cellulare di mio figlio di 13 anni". Parole della madre-coraggio di Siena che ha dato il via all’inchiesta sulla chat ‘The Shoah party’ con denunce e perquisizioni di minorenni in tutta Italia, nell’ottobre scorso. Raccontava violenze sessuali di gruppo, bambine costrette a fare sesso con adulti, foto apologetiche del nazifascismo, immagini oscene che riguardavano Gesù, esaltavano il razzismo. Ma c’era...

"Abbiamo sollevato il coperchio su un calderone dove c’è un orrore mai immaginato. Con mio marito pensiamo che questa vicenda è più grande di noi. Tuttavia nessun pentimento, anche alla luce degli sviluppi di ieri, per aver denunciato ai carabinieri i video raccapriccianti trovati nel cellulare di mio figlio di 13 anni". Parole della madre-coraggio di Siena che ha dato il via all’inchiesta sulla chat ‘The Shoah party’ con denunce e perquisizioni di minorenni in tutta Italia, nell’ottobre scorso. Raccontava violenze sessuali di gruppo, bambine costrette a fare sesso con adulti, foto apologetiche del nazifascismo, immagini oscene che riguardavano Gesù, esaltavano il razzismo.

Ma c’era molto di più. Dalla chat degli orrori le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Siena, guidato dal colonnello Michele Tamponi, grazie anche all’esito positivo degli interrogatori, hanno svelato l’orrore puro. Quello nel ‘Deep web’. Un mondo nella Rete, oscuro e criptato in cui circolano immagini di efferata violenza. Si mostrano omicidi. Si assiste a estrapolazione di organi, anche in diretta. Un contesto terrificante, altro che Dario Argento. Dove si tuffava, sembra già da qualche anno grazie alle sue eccezionali competenze informatiche, un 17enne del Torinese. Che poi raccontava in chat a una coetanea, ex compagna di scuola, che vive in Piemonte, cosa c’era nelle ‘red room’. Le stanze dell’orrore, nascoste appunto nel Deep web, in realtà verosimilmente nel Sud-Est asiatico. A esse chi è abile riesce ad accedere pagando in criptovalute "per assistere a violenze sessuali e torture – spiegano gli investigatori – praticate live da adulti su minori, con possibilità di interagire per gli spettatori". Di ordinare sevizie. Amputazioni. Per i video registrati si paga meno, per le torture in diretta, che spesso finiscono con la morte del bambino, molto di più. Assicurando così guadagni altissimi a chi organizza questi atti disumani.

I due adolescenti sono indagati per istigazione a delinquere e pedopornografia. Ieri all’alba i carabinieri hanno svolto le perquisizioni in Piemonte sequestrando, su disposizione di Antonio Sangermano, capo della procura per i minorenni di Firenze, computer, cellulari, tablet, chiavette usb e memorie esterne. Che ora dovranno ‘parlare’. I militari sostengono di avere la certezza dell’accesso al Deep web per il ragazzo, per l’amica esiste la forte probabilità.

"Ci presenteremo all’interrogatorio il 27 luglio a Firenze – spiega l’avvocato Stefano Tizzani, legale del 17enne – per cercare di chiarire la posizione del mio assistito a fronte di queste pesanti accuse. Comunque avevamo già deciso di andare prima ancora del nuovo filone di indagine". L’adolescente sarebbe stato uno dei fondatori della chat ‘The Shoah party’, rimanendone amministratore.

"Non parlo mai delle inchieste", dice il procuratore Sangermano. Che invita tuttavia i genitori, analizzando in modo ampio il rapporto fra giovani e web, "a vigilare sui cellulari perché sono fotografie dell’anima dei ragazzi". E aggiunge, relativamente al Deep web, "che occorrono leggi di carattere europeo e direttive di respiro mondiale che impediscano l’accesso a tale mostruosità. Qui si rischia un altro olocausto, quello dei bambini".

"Cosa mi sento di dire ai genitori dei due ragazzi? Niente. I nostri figli possono sbagliare. Però il controllo su quello che fanno è importante", conclude la madre coraggio di Siena. Quanto all’inchiesta non è finita, potrebbero esserci nuovi indagati.