Viviana Ponchia Esibire un figlio genio è la versione aggiornata del narcisismo riflesso che cova in ogni genitore. Non bastava la migliore sugli sci, il fenomeno del pallone. Adesso è una gara a chi ce l’ha più intelligente. In Inghilterra si aggira una bambina che tallona Einstein con un Qi...

Viviana

Ponchia

Esibire un figlio genio è la versione aggiornata del narcisismo riflesso che cova in ogni genitore. Non bastava la migliore sugli sci, il fenomeno del pallone. Adesso è una gara a chi ce l’ha più intelligente. In Inghilterra si aggira una bambina che tallona Einstein con un Qi di 142 punti. A 13 mesi sapeva contare, a 14 snocciolava l’alfabeto, a 24 conosceva i pianeti del sistema solare. Potrebbe essere un futuro leader mondiale e prendere il Nobel, sospira il papà parlando di Dayaal Kaur. Ma anche fare la barista, l’importante è che continui a sorridere. Ipocrita. Intanto la barista (diciamo così per non aggiungere altra ansia da prestazione) è su tutti i giornali come Shirley Temple. E a ogni intervista si rifà il tragitto da Mercurio a Nettuno sbadigliando: essere nata genio non è un suo problema. Negli Stati Uniti Kashe Quest a due anni ha avuto accesso al Mensa, l’accolita internazionale dei cervelloni. Sa elencare tutti gli elementi della tavola periodica e dalla forma riconosce i 50 stati americani, in più parla spagnolo. La mamma su Instagram non si sforza di minimizzare: "Il mondo è tuo!". E il papà passa da una telecamera all’altra spiegando l’importanza della domanda "perché", terrore delle famiglie dei normodotati, di cui sua figlia ha sempre abusato. Di bimbi così c’è un gran bisogno. Saranno loro a ricordare ai genitori quella vecchia battuta: il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l’imbecille, il contrario è impossibile.