Il 9 marzo 2020 è una data che segna la storia d’Italia. Il premier Giuseppe Conte decreta il lockdown generale mentre il Paese viene travolto dalla prima ondata della pandemia. Eppure, più di un mese prima – il 29 gennaio – a una riunione della task force di supporto al ministro Roberto Speranza "era...

Il 9 marzo 2020 è una data che segna la storia d’Italia. Il premier Giuseppe Conte decreta il lockdown generale mentre il Paese viene travolto dalla prima ondata della pandemia. Eppure, più di un mese prima – il 29 gennaio – a una riunione della task force di supporto al ministro Roberto Speranza "era risuonato un chiaro campanello d’allarme", afferma Galeazzo Bignami (in foto), deputato di Fd’I.

Chi lo aveva suonato?

"Giuseppe Ippolito, direttore dello Spallanzani, che suggerisce di rifarsi al Piano pandemico aggiornato alle nuove direttive dell’Oms. È tutto a verbale".

Che cosa successe?

"Nulla. Il ministro Speranza preferì ascoltare Ranieri Guerra, dell’Oms. Una scelta tragicamente sbagliata. Di cui Speranza porta la responsabilità".

Che cosa diceva?

"Che l’Italia era il Paese più preparato dell’Occidente ad affrontare un’eventuale emergenza sanitaria".

Applicare il Piano pandemico sarebbe bastato?

"Anche se datato 2006 e mai aggiornato, nonostante le prescrizioni della Ue, sarebbe servito a ritardare il picco, a evitare il collasso delle strutture sanitarie, a evitare molti morti".

Che cosa prevedeva?

"Di informare la popolazione su comportamenti da tenere per evitare la diffusione del virus. Dal divieto di manifestazioni alla limitazione della mobilità".

Invece?

"Si è fatto esattamente l’opposto. E non è stata data alcuna indicazione ai cittadini".

Da gennaio c’è un nuovo Piano pandemico.

"Sì, ma per la sua attivazione non è stato stanziato un solo euro. Invece di programmare il futuro pensiamo solo a negare gli errori fatti".

Luca Orsi