Davide Balanzino e il figlio Gabriele
Davide Balanzino e il figlio Gabriele

Biella, 12 gennaio 2019 - "Mi sento come se me lo avessero portato via un’altra volta". Elisabetta Chiavarino non sa darsi pace. I ladri le hanno rubato martedì pomeriggio l’hard disk nel quale custodiva le foto di suo figlio Gabriele che aveva appena 2 anni e cinque mesi, quando – era il 13 maggio del 2013 – morì nel centro commerciale gli Orsi di Biella a seguito di una caduta. 

Un amico della madre, commessa nel centro commerciale, lo aveva lanciato in aria per gioco, lui era caduto malamente e aveva battuto la testa riportando una vasta emorragia cerebrale che era risultata fatale: sarebbe morto il giorno dopo alle Molinette di Torino mentre lo stavano operando per ridurre l’ematoma. Adesso la nuova, involontaria offesa alla memoria che la madre di Gabriele custodiva. 

"Voglio congratularmi con i figli di p.....a che mercoledì pomeriggio – ha scritto Elisabetta Chiavarino su Facebook – mi sono entrati in casa rubando l’impossibile. Mi avete portato via una cosa molto cara, un hard disk Wd nero, se uno dovesse sapere qualcosa per favore mi contatti, lì dentro c’erano gli unici ricordi di mio figlio, foto e video! Mi sento come se me lo avessero portato via un’altra volta!". "Dei soldi, della playstation e degli orologi non me ne frega niente ma le foto di mio figlio che non c’è più... sono la cosa più cara che avevo! Vi prego con il cuore in mano, se qualcuno sapesse qualcosa, anche in forma anonima, vi prego, ditemi qualcosa!". 

Molta la solidarietà giunta online, l’appello è diventato virale, centinaia di persone lo hanno rilanciato sperando che uno dei ladri lo legga e si metta una mano sulla coscienza. Possibile che accada, ma al momento l’hard disk, tra l’altro un vecchio modello il cui valore è di poche decine di euro, non è stato riconsegnato. 

"Gabriele è vivo e sarà sempre con noi, nei ricordi, nei pensieri, nel cuore" disse il parroco del Duomo di Biella, don Carlo Gariazzo, ai funerali del piccolo. Quella di Gabriele è una storia maledetta, perché l’uomo che provocò la morte del bimbo, Giuseppe T., responsabile di un negozio di videogiochi, patteggiò 5 mesi di reclusione, poi sospesi, per omicidio colposo, ma quella tragedia e a suo dire la prospettiva del processo civile nel quale temeva un risarcimento di centinaia di milioni lo segnò talmente che nel 2017 si suicidò in Germania, dove era cresciuto. 
 
Ma la famiglia del bimbo smentì che il suicidio fosse legato alla paura del risarcimento. Giovanni Rinaldi, avvocato e amico di Davide Balzanino, padre del piccolo Gabriele, spiegò che non era così: "Tutto è finito col processo penale, non c’è stata alcuna causa civile. Senz’altro quel dramma ha segnato Giuseppe T., ma non era certo inseguito da una richiesta di danni milionaria. Il padre del bimbo non ha mai cercato di arricchirsi sul dramma del figlio". Era solo il rovello per aver causato quella morte ad aver spinto il commerciante al suicidio.