30 apr 2022

Biden torna all’attacco: "Putin depravato"

L’Indonesia ha invitato lo zar e Zelensky al G20 di novembre. Il presidente americano non ci sta: fuori dal summit il presidente russo

. Installazione a Napoli: il presidente americano Biden dipinto pacifista della vita in su
. Installazione a Napoli: il presidente americano Biden dipinto pacifista della vita in su
. Installazione a Napoli: il presidente americano Biden dipinto pacifista della vita in su

Sale ancora (se possibile) la tensione fra Russia e Stati Uniti. Nonostante Mosca assicuri "di non minacciare nessuno con il nucleare", Washington accusa direttamente il leader del Cremlino, Vladimir Putin, di "depravazione". Nelle scorse settimane il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, aveva già etichettato lo zar come un "assassino" e un "dittatore", considerandolo colpevole di "crimini di guerra", per poi alzare il tiro fino ad evocare il "genocidio".

"È difficile guardare a quello che le sue forze stanno facendo in Ucraina e pensare a come un individuo, un leader, possa giustificarle. È depravazione": questo il nuovo affondo del titolare della Casa Bianca contro Putin, mosso nel giorno in cui l’Indonesia ha ufficialmente invitato il leader del Cremlino a partecipare al summit del G20 che si terrà a novembre a Bali. Una decisione presa nonostante la forte contrarietà dell’amministrazione Usa e bilanciata con la scelta di aprire le porte del vertice anche all’Ucraina e al suo presidente Vlodomyr Zelensky. "Putin deve pagare per le conseguenze di quello che ha fatto e sta facendo – ha tuonato ieri il portavoce del Pentagono, John Kirby –, non dovrebbe essere invitato al G20". Una richiesta espressamente fatta da Biden, che in più occasioni ha sottolineato la necessità di far fuori lo zar anche da quel consesso.

Eppure ieri, nell’altalena di dichiarazioni, una volta incendiarie, un’altra più o meno concilianti, a Mosca si erano scelti toni tutto sommato moderati. A parte l’accusa a Kiev di "disonestà" nel corso dei negoziati, proprio per questa ragione in stallo, il ministro degli esteri, Sergey Lavrov, aveva allontanato il pericolo di un conflitto nucleare, da lui paventato solo qualche giorno fa.

"Mi è stato chiesto se sia possibile una guerra nucleare, se siano cresciuti i rischi che inizi una guerra nucleare e se la Russia abbia messo in conto che questo possa accadere – ha cercato d’ingranare la retromarcia Lavrov –. Io ho risposto che dall’inizio della nostra cooperazione con l’amministrazione Trump noi abbiamo offerto loro di ribadire la tesi Reagan-Gorbaciov del 1997 che non possano esserci vincitori in una guerra nucleare e di conseguenza essa non debba mai iniziare". Non è la Russia, ha continuato il capo della diplomazia del Cremlino, "ad aver giocato con l’espressione ‘guerra nucleare’. Ricordate Zelensky il quale ha detto a gennaio che l’Ucraina ha fatto un errore quando ha rinunciato al suo status nucleare".

red. est.

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