Joe Biden è uscito dal vertice salutando col pollice alzato. Vladimir Putin ha definito il loro primo approccio "produttivo, pragmatico, aperto, franco e costruttivo". E il presidente Usa ha aggiunto: "È stato buono e positivo. Nessuna minaccia. Abbiamo chiarito i nostri punti di collaborazione e le nostre differenze. Abbiamo poggiato le basi per arrivare a soluzioni di stabilità strategiche, ma non siamo ancora lì. Non c’è nulla che possa sostituire l’importanza del faccia a faccia tra i leader mondiali. Vedremo se ci saranno miglioramenti, nei prossimi mesi". In un inatteso documento finale congiunto, i due presidenti hanno scritto: "Anche in un periodo di tensione si possono fare progressi". Le 5-6 ore annunciate per l’atteso faccia a faccia sul Lago di Ginevra sono...

Joe Biden è uscito dal vertice salutando col pollice alzato. Vladimir Putin ha definito il loro primo approccio "produttivo, pragmatico, aperto, franco e costruttivo". E il presidente Usa ha aggiunto: "È stato buono e positivo. Nessuna minaccia. Abbiamo chiarito i nostri punti di collaborazione e le nostre differenze. Abbiamo poggiato le basi per arrivare a soluzioni di stabilità strategiche, ma non siamo ancora lì. Non c’è nulla che possa sostituire l’importanza del faccia a faccia tra i leader mondiali. Vedremo se ci saranno miglioramenti, nei prossimi mesi". In un inatteso documento finale congiunto, i due presidenti hanno scritto: "Anche in un periodo di tensione si possono fare progressi".

Le 5-6 ore annunciate per l’atteso faccia a faccia sul Lago di Ginevra sono diventate 196 minuti in tutto, compresi 45 minuti di pausa per sintetizzare la fitta agenda. Per 93 minuti, Biden e Putin e i loro ministri degli Esteri, sono rimasti soli. L’impressione è che Usa e Russia abbiano fatto un passo avanti e che si sia davvero schiacciato il bottone del ’reset’ per riportare alla stabilità i loro rapporti "arrivati al punto più basso degli ultimi decenni".

Come primo segnale di disgelo è stato concordato che gli ambasciatori dei due Paesi torneranno subito a Mosca e Washington per riprendere l’attività diplomatica a pieno regime. I ministri degli Esteri, invece, affronteranno lo scambio di due prigionieri ciascuno che da anni sono nelle carceri russe e statunitensi. Muro di Putin, invece, sulla dissidenza interna russa, sui diritti umani e su Navalny, che Biden ha invitato a liberare.

Il presidente russo sbatte la porta definendo quelle americane "ingerenze interne" e non accetta lezioni di democrazia dagli Usa. Ma è la creazione di una commissione di esperti russo-statunitense sulla cybersicurezza e sugli atti criminali (verso i quali Putin si è sempre dichiarato estraneo) una delle novità più significative del summit, perché potrebbe allargarsi anche alla Cina per contrastare la pirateria elettronica e digitale.

"Ho detto a Putin che ci sono regole che vanno rispettate – ha detto Biden – e, se i blitz degli hacker partiti dalla Russia continueranno, noi risponderemo. Lui sa che abbiamo molte capacità di risposta. Inoltre, gli ho dato una lista di 16 infrastrutture critiche che devono fin da subito essere off limits da ogni attacco. La mia agenda non è contro la Russia, ma per la difesa degli Stati Uniti". Il ’summit del lago’, criticato da alcuni osservatori perché chiesto dagli Usa troppo prematuramente, ha visto i due presidenti insieme per oltre 3 ore, ma con incontri finali con la stampa separati a poche centinaia di metri l’uno dall’altro.

L’impressione è stata di un Putin molto teso e rigido all’inizio, con la prima stretta di mano formale nell’austera biblioteca di villa La Grange, e poi via via più sciolto, fino alla spavalderia alla fine, quando ha passato un’ora a rispondere ai giornalisti, dichiarandosi innocente sulle accuse che gli Usa gli hanno rivolto, dall’Ucraina alla repressione interna fino agli attacchi cybernetici.

Biden, invece, pur continuando a ripetere prudentemente "staremo a vedere", sprigionava sincero ottimismo per il risultato della sua lunga missione in Europa. "Ho raggiunto quel che mi ero prefisso di ottenere", ha ripetuto anche sotto la scaletta dell’aereo che lo ha riportato a Washington. Con Putin ha trovato terreno di confronto e collaborazione su disarmo, Iran, Siria e Libia, ma il bottino più grosso che il presidente riporta alla Casa Bianca (anche in vista del prossimo G20 di Roma a ottobre sul clima, dove tornerà a rivedere Putin e quasi certamente incontrerà anche il presidente Xi Jinping) è la certezza manifestata al G7, alla Nato e alla Ue che l’America è tornata a essere riconosciuta come il vero leader dell’Occidente. Questo ha sicuramente irrobustito le sue spalle e le sue parole nel primo difficile, ma positivo incontro con Putin.