27 mar 2022

Biden a Varsavia dove l’Urss crollò "Putin è un tiranno, non può restare"

In Polonia il presidente Usa rende omaggio a Walesa e cita lo storico discorso di Wojtyla: "Non abbiate paura"

roberto
Cronaca

di Roberto

Giardina

Joe Biden in Polonia prova a dare coraggio, a rinsaldare legami storici davanti alla minaccia di Putin. E rende omaggio al Papa polacco: "La fine dell’Urss è cominciata a Danzica". Wojtyla aiutò Walesa e Solidarnosc e la rivolta partita dai cantieri sul Baltico fu il primo passo per la fine dell´impero comunista. Papa Giovanni Paolo II agì come un condottiero politico per la libertà del suo popolo e in difesa dell´Occidente. Si tenne anche in contatto con il generale Wojciec Jaruselski che proclamò le leggi marziali per evitare l´intervento dei panzer dell´Armata Rossa. Fece il doppio gioco e scongiurò il peggio. "Un polacco è per prima cosa un cattolico, poi un polacco e infine comunista", ricordava il generale, rivalutato di recente.

Le bombe russe in Ucraina cadono a pochi chilometri dal confine polacco, a Varsavia ci si sente in prima linea. Per questo Biden ha voluto rassicurare il presidente polacco Adrzej Duda: "L´articolo cinque dell´Alleanza atlantica è per noi un obbligo sacro". L’attacco a un Paese della Nato verrà considerato un attacco a tutti i Paesi membri che interverranno in sua difesa. Il non intervento in difesa da Kiev aveva inquietato i polacchi che temono da sempre l´aggressività di Putin. Ma lui non oserà attaccare Varsavia, assicura Biden.

Nel viaggio in Europa il presidente Usa è rimasto due giorni in Polonia. Venerdì ha visitato le truppe americane stanziate a Rzeszow, nel sud est del paese, a una novantina di chilometri dal confine ucraino: "Voi siete l’argine contro il dittatore", ha detto. I soldati Usa in Polonia sono 4.500 e probabilmente il contingente, che non ha una base fissa, verrà rafforzato. I polacchi si ritengono gli alleati più affidabili degli Stati Uniti in Europa. Hanno combattuto, ricordano i giornali, fianco a fianco durante l’ultima guerra. Furono i polacchi a conquistare Montecassino e l´anniversario della battaglia viene commemorato ancora ogni anno. I reparti polacchi furono i primi a liberare Firenze. Ieri insieme contro i nazisti, oggi contro l´eterno nemico russo.

Nel maggio del ’40, nel bosco di Katyn, a venti chilometri da Smolensk, oggi in Russia, i sovietici uccisero 22mila polacchi, ufficiali, professionisti, artisti, l’élite del Paese. Vollero annientare l’anima della Polonia. Nel dopoguerra il massacro fu attribuito ai tedeschi, finché emerse la verità. Il 10 aprile del 2010 il presidente polacco Lech Kaczyinski precipitò mentre atterrava a Smolensk. Voleva commemorare il massacro. Con lui morirono una quarantina di personalità polacche. Per il fratello gemello Jaroslav non fu un incidente ma un attentato russo. La storia e il presente si confondono sempre in Polonia.

"Ci sentiamo sempre sotto minaccia – ha detto Duda –, noi conosciamo bene l´imperialismo russo". I sovietici d´intesa con Hitler aggredirono la Polonia e l´Urss occupò le regioni orientali, costringendo milioni di polacchi a emigrare verso ovest, nelle terre sottratte alla Germania. 14 milioni di tedeschi furono cacciati al di là della Cortina di Ferro. Un doppio esodo.

Oggi la Russia occupa l’enclave di Kaliningrad sul Baltico che era la Königsberg di Kant. "È una città polacca e ce la riprenderemo", minacciano oggi i nazionalisti. Alla destra polacca non piaceva Joe Biden, considerato un debole, preferivano Donald Trump. Il presidente americano ha fatto ieri la voce grossa e forse ha riconquistato molte simpatie: "Putin è un macellaio, un dittatore non può restare alpotere". Immediata la replica di Mosca: "Non decide Biden chi ci governa". Qualche minuto e la Casa Bianca chiarisce: "Il presidente non ha messo in discussione il potere di utin in Russia".

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