Roma, 11 dicembre 2021 - Il rebus del Quirinale è ancora lontanissimo dalla soluzione. Tutti parlano di Mario Draghi, ma la realtà è che nella partita Silvio Berlusconi è altrettanto centrale e determinante. Perché il Cavaliere ci crede, e non sta con le mani in mano. Fa campagna elettorale in tutti i sensi e viene dato oggi a 14 voti dall’obiettivo. Somme virtuali che non tengono conto dei franchi tiratori, ma resta il fatto che poche settimane fa gli mancavano 50 voti. Il sogno di Enrico Letta, e non solo suo, di un presidente eletto da tutti nelle prime tre votazioni sbatte contro...

Roma, 11 dicembre 2021 - Il rebus del Quirinale è ancora lontanissimo dalla soluzione. Tutti parlano di Mario Draghi, ma la realtà è che nella partita Silvio Berlusconi è altrettanto centrale e determinante. Perché il Cavaliere ci crede, e non sta con le mani in mano. Fa campagna elettorale in tutti i sensi e viene dato oggi a 14 voti dall’obiettivo. Somme virtuali che non tengono conto dei franchi tiratori, ma resta il fatto che poche settimane fa gli mancavano 50 voti. Il sogno di Enrico Letta, e non solo suo, di un presidente eletto da tutti nelle prime tre votazioni sbatte contro la determinazione del leader azzurro, che al momento è deciso a non fare passi indietro se non, forse, di fronte a Draghi.

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Insomma, di altri candidati in campo come Marta Cartabia – sponsorizzata ieri ufficialmente da Calenda – o Pier Ferdinando Casini entreranno in gioco solo alla quarta votazione. Per Berlusconi il momento della verità sarà quello. Ufficialmente il centrodestra è compatto dietro di lui, Salvini l’ha ripetuto anche ieri alla festa di Atreju organizzata dalla Meloni. "È il nostro vero candidato", sorride dopo aver abbracciato la padrona di casa. Ad esser sinceri, di dubbi ne circolano perché non sarebbe certo un nome spendibile all’estero e perché rinfocolerebbe le lacerazioni nel Paese. E c’è irritazione anche nel gruppo di Toti per i parlamentari scippati da Forza Italia. Insomma, a urne chiuse il Cavaliere potrebbe ritrovarsi con un centinaio di voti in meno e magari con una parte dei suoi che converge su Casini.

Se invece l’esercito del centrodestra resterà saldo la partita si rovescerà. Se gli mancheranno pochi voti, Berlusconi userà tutti i mezzi per accaparrarseli. Se non ce la farà, terrà duro fino a chiarire che senza io suo ok, dunque senza un candidato di suo gradimento lo stallo non sarà superato. È l’incubo che campeggia nell’altra metà dello schieramento dove un candidato comune ancora non c’è: Cartabia e Amato non piacciono ai 5stelle. Il Pd non è convinto neppure della candidatura Casini e si acconcerebbe a votarlo come ultima ratio, dopo sei o sette votazioni andate a vuoto.

Conte sta pensando addirittura alle Quirinarie: "Non escludo un passaggio sulla rete per il Colle". Un bel sondaggione sul nuovo sito come usava ai tempi di Casaleggio per far scegliere agli iscritti il candidato di bandiera. Si può immaginare la reazione del Nazareno di fronte a una simile idea. Insomma, il rischio di procedere al buio e poi sbattere contro questo o quell’iceberg o di ritrovarsi Silvio Berlusconi primo cittadino della Repubblica è ben presente ai leader del Pd e ai più avveduti tra i dirigenti M5s. È questo l’argomento più forte a favore della presidenza Draghi. Il solo nome in grado di chiudere subito la partita, evitando di avventurarsi in un continente sconosciuto e pieno di pericoli, comunque la si giri rimane il suo.