Dopo aver annunciato, lo scorso novembre, il successo della trattativa italiana nella corsa al vaccino e salutato l’acquisto centralizzato europeo come un grande traguardo, il governo deve essersi essersi messo l’anima in pace. Ma mentre il nostro esecutivo, dopo mesi di negoziati, brindava all’accordo internazionale, la Germania continuava a lavorare. In sostanza se il nostro motto è sempre stato "non ci si salva da soli", la strategia di Angela Merkel ha seguito un più lungimirante "chi fa da sé". E alla vigilia del ‘Vaccine day’ europeo i numeri hanno parlato da soli: 9.750 le dosi di vaccino PfizerBioNTech che hanno valicato il Brennero; 151.125 quelle arrivate nei sedici Land tedeschi dove ieri pomeriggio erano già state vaccinate 21.566 persone. Il giurista e i...

Dopo aver annunciato, lo scorso novembre, il successo della trattativa italiana nella corsa al vaccino e salutato l’acquisto centralizzato europeo come un grande traguardo, il governo deve essersi essersi messo l’anima in pace. Ma mentre il nostro esecutivo, dopo mesi di negoziati, brindava all’accordo internazionale, la Germania continuava a lavorare. In sostanza se il nostro motto è sempre stato "non ci si salva da soli", la strategia di Angela Merkel ha seguito un più lungimirante "chi fa da sé". E alla vigilia del ‘Vaccine day’ europeo i numeri hanno parlato da soli: 9.750 le dosi di vaccino PfizerBioNTech che hanno valicato il Brennero; 151.125 quelle arrivate nei sedici Land tedeschi dove ieri pomeriggio erano già state vaccinate 21.566 persone.

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Altre dosi arriveranno anche a noi, certo, ma potrebbero non essere sufficienti. A partire da oggi, come confermato dal Commissario Arcuri, la Pfizer invierà all’Italia 469.950 dosi del vaccino a settimana secondo il contratto sottoscritto dall’Unione Europea. Nel frattempo, mentre con 300 milioni di dosi di sieri anticovid previsti entro fine 2021 su un totale di 83 milioni di abitanti, la Germania si candida a essere tra i primi Paesi a raggiungere l’immunità e, dunque, pronti a ripartire, l’Italia cerca di recuperare terreno. Il nostro Paese ha, infatti, avviato insieme alla Commissione europea una trattativa con Pfizer e Moderna (il cui vaccino potrebbe essere validato dall’Ema nella riunione del 4 gennaio) per incrementare del 50% le forniture. Se l’Italia dovesse riuscire nell’impresa la fornitura di Moderna passerebbe da 10,7 a 15,7 milioni di dosi, quella PfizerBioNTech da 27 a 40 milioni, con complessivamente 18 milioni di fiale aggiuntive. A queste, una volta validato il vaccino, si aggiungerebbero i 40 milioni di dosi già concordate con AstraZeneca. Una sfida, tuttavia, non semplice nel momento in cui, nonostante gli appelli del Papa alla solidarietà, nel mondo è partita la caccia alle scorte.

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E intanto l’ex ministro Carlo Calenda, leader di Azione, incalza il governo sulle modalità e le forze in campo per vaccinare gli italiani: "Speranza ha detto che conta di vaccinare 13 milioni di italiani che vuol dire 26 milioni di dosi che a loro volta significano 300.000 dosi somministrate al giorno che fanno 17mila persone che servono per la somministrazione dei vaccini". Considerando mezz’ora tra pratiche e iniezione, continua l’esponente dell’opposizione, calcoliamo una media 16 dosi per operatore al giorno. Ciò vuol dire che occorrono 18.750 operatori qualificati dedicati solo alla vaccinazione, e ad oggi ne mancano 15.000".

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A complicare il nostro piano di vaccinazione nazionale si è aggiunto anche il fattore maltempo che, come comunicato ieri sera da Pfizer, ritarderà di almeno un giorno la consegna delle dosi in Piemonte e Liguria e rischia di far slittare l’arrivo delle fiale anche nelle altre regioni italiane. Uno scenario nel quale il (legittimo) vantaggio tedesco, ad oggi, è evidente. Questo perché la Germania ha agito, come da lei ammesso, anche al di fuori degli accordi europei assicurandosi per via bilaterale, grazie a un ordine integrativo concordato a metà dicembre con la tedesca BioNTech di Magonza, altrie 30 milioni di dosi che vanno ad aggiungersi alle 55,8 milioni previste dall’accordo Ue.

Non è tutto. Se la Germania ha ricevuto inizialmente più fiale (oltre dieci volte più del previsto) – si apprende da Bruxelles – è perché ha ottenuto dal produttore un anticipo delle consegne delle dosi previste in dicembre. Ma anche le tempistiche non sono casuali. Il calendario delle consegne viene, infatti, trattato direttamente dai singoli Paesi con la casa farmaceutica e non è di competenza della Commissione.