Massimo

Donelli

Premessa numero uno: tifo Genoa, perciò sono sempre stato e sono un fan di José Mourinho per libera scelta e stima autentica, non per ragioni di bandiera. Premessa numero due: sono nato lo stesso giorno dello Special One, il 26 gennaio (lui nel 1963, io nel 1954), quindi vedo in Mou, con cognizione di causa, pregi e difetti di noi appartenenti al segno dell’Acquario: visionari, un bel po’ rompiballe, sempre pronti a parlare chiaro e a metterci la faccia. Premessa numero tre: sono felice che Mou sia tornato in Italia. Perché nel mondo ipocrita del calcio Mou dice quello che pensa e lo fa guardando tutti negli occhi.

Perché Mou è scandaloso in senso evangelico (Oportet ut scandala eveniant), ovvero non ha avuto paura di sollevare meritevoli polveroni sugli intoccabili del calcio italiano (gli arbitri, la Juventus, Antonio Conte) circondati sempre da borbottii velenosi e, allo stesso tempo, fatti oggetto di inchini untuosi. Perché Mou ha un lessico ricchissimo in sei diverse lingue (catalano, castigliano, francese, inglese, italiano, portoghese), non usa frasi fatte, non si rifugia mai nella banalità.

Perché Mou è meritocratico: con lui va in campo chi si allena meglio, come ha raccontato l’argentino Hernan Crespo, 45 anni, bomber di cinque diverse squadre italiane (Genoa, Inter, Lazio, Milan, Parma), durante un bellissimo incontro con gli studenti dell’Università Cattolica di Milano. Perché, infine, sai che noia senza Mou?