Nel nuovo Afghanistan dei Talebani restano attive le ‘antenne’ dell’intelligence italiana, che vigila sulla caotica fase dell’evacuazione di connazionali e collaboratori afghani e monitora i rischi alle porte per la sicurezza del Paese: flussi migratori incontrollati e terrorismo in primis. L’impegno degli 007 nel...

Nel nuovo Afghanistan dei Talebani restano attive le ‘antenne’ dell’intelligence italiana, che vigila sulla caotica fase dell’evacuazione di connazionali e collaboratori afghani e monitora i rischi alle porte per la sicurezza del Paese: flussi migratori incontrollati e terrorismo in primis.

L’impegno degli 007 nel quadrante afghano è stato illustrato al Copasir dal direttore del Dis, Elisabetta Belloni (foto), nel corso di un’audizione durata oltre due ore. Belloni, ha spiegato il presidente del Comitato, Adolfo Urso, "ha assicurato la prosecuzione del supporto operativo e informativo degli operatori dell’intelligence nel Paese".

La ventennale presenza degli agenti dell’Aise in Afghanistan non si è dunque conclusa con il ritiro del contingente italiano. Nei giorni dell’assalto all’aeroporto di Kabul, l’attenzione degli operatori è rivolta soprattutto a garantire che "l’esfiltrazione" di chi ha collaborato con militari, ambasciata e gli stessi servizi e le loro famiglie avvenga senza danni. E non è un compito agevole vista l’ostilità dei Talebani verso quelli che vengono considerati "collaborazionisti".

Nello stesso tempo si vigila affinché, nella confusione, non si imbarchi per l’Italia chi non ha titolo. Più in generale preoccupa l’impetuoso flusso migratorio – oltre 500mila gli sfollati dall’inizio dell’anno – che si sta originando. Numeri così imponenti non facilitano i controlli e tra i nemici dei Talebani ci sono anche i gruppi afghani dell’Isis che potrebbero provare a lasciare il Paese. La rotta balcanica è quella che più pericolosa per la presenza di gruppi jihadisti.