Paolo

Chirichigno

Giornaliste trattate come veline (detto col massimo rispetto). La "bella presenza" richiesta dalla società A.M. Terni Channel è uno schiaffo ai tempi moderni. Pare di essere a Cinecittà, metà anni Cinquanta, dove si era soliti fare sempre la stessa promessa alle attricette graziose: se sarai carina con me, farai carriera. La A.M. Terni Channel ha disquisito, per giustificare la strana richiesta, come il termine "bella presenza" indichi solo alcune caratteristiche esteriori che nulla hanno a che vedere con la bellezza fisica. "Salvo avere una coscienza molto sporca", dicono quelli dell’emittente. Sarebbe bastato scrivere una presenza discreta, decorosa e affidabile, e tutto sarebbe finito lì. A loro discolpa, aggiungono che "a dir la verità è stato reclutato un uomo".

Il che non cambia la natura della disquisizione: i giornalisti non sono uomini e donne di spettacolo (quando lo fanno, spesso rischiano di finire nel cabaret) ma seri professionisti che fanno della credibilità e dell’affidabilità verso il lettore la loro prima missione. Se poi – uomo o donna che siano – sono belli o brutti non sposta l’ago di un millimetro.

La polemica nasce in un’epoca in cui conta più l’apparire che l’essere, e per certe categorie di giovani questa è una verità assoluta. Non importa far vedere nel lavoro come nella vita chi siamo, basta sembrare qualcuno o qualcosa. Come scriveva Altan in una sua vignetta: "Uno è quello che è. L’importante è vantarsene".