di Deborah Bonetti L’ex calciatore inglese David Beckham è stato travolto dalle polemiche dopo aver accettato di diventare il volto della Coppa del mondo del Qatar (che si svolgerà nel 2022) in cambio di un malloppo di ben 150milioni di sterline (circa 177 milioni di euro). Il 46enne ex capitano dell’Inghilterra, sposato con la Spice Girl Victoria Beckham, ora diventata stilista di moda, è stato pesantemente criticato per la sua apparente "avidità" nell’accettare circa 17milioni di euro all’anno, per 10 anni consecutivi, per essere una sorta di "ambasciatore globale" del Qatar, un Paese con un dubbio record nei diritti umani, dove c’è poca libertà di stampa, problemi di corruzione, dove le donne vengono trattate come cittadine di serie B e gli omosessuali sono perseguitati. La notizia della partnership tra Beckham e il Qatar era uscita in...

di Deborah Bonetti

L’ex calciatore inglese David Beckham è stato travolto dalle polemiche dopo aver accettato di diventare il volto della Coppa del mondo del Qatar (che si svolgerà nel 2022) in cambio di un malloppo di ben 150milioni di sterline (circa 177 milioni di euro). Il 46enne ex capitano dell’Inghilterra, sposato con la Spice Girl Victoria Beckham, ora diventata stilista di moda, è stato pesantemente criticato per la sua apparente "avidità" nell’accettare circa 17milioni di euro all’anno, per 10 anni consecutivi, per essere una sorta di "ambasciatore globale" del Qatar, un Paese con un dubbio record nei diritti umani, dove c’è poca libertà di stampa, problemi di corruzione, dove le donne vengono trattate come cittadine di serie B e gli omosessuali sono perseguitati. La notizia della partnership tra Beckham e il Qatar era uscita in febbraio per la prima volta, ma le associazioni a favore dei diritti umani si sono mobilitate solo adesso, quando è emerso che Beckham si sarebbe recentemente recato a Doha (la capitale) per filmare un video promozionale per il Paese. Beckham è accusato di essere "comodamente cieco" ai problemi del Qatar ed è stato accusato di "sportswashing", ovvero di usare lo sport per riverniciare il volto di un Paese che Amnesty International indica come uno dei peggiori in termini di rispetto dei diritti umani.

Beckham, che di recente aveva abbracciato la causa Lgbt (a favore di trans, omosessuali etc.) accettando di essere identificato come un pin-up per i gay, è incolpato di essersi "dimenticato" di tutto ciò nella fretta di mettere le mani sul gruzzolo offerto dal Qatar.

"Si è venduto l’anima", hanno detto in diversi, soprattutto sui social media, ricordando che Beckham, tra l’altro ambasciatore dell’Unicef, è già multimilionario e quindi non avrebbe avuto bisogno di accettare l’accordo. Effettivamente, grazie al suo brand, il giocatore avrebbe ammassato una fortuna personale (quindi indipendente da quella della moglie) di circa 360 milioni di sterline (poco meno di 430 milioni di euro). Il suo patrimonio, sommato a quello di Victoria, secondo i tabloid si aggira sul miliardo di dollari. L’ex numero 7 del Manchester avrebbe quindi potuto rifiutarsi di promuovere il Qatar.

Amnesty International, in particolare, chiede allo Spice Boy di "informarsi su quali siano le condizioni in Qatar e di parlarne pubblicamente senza paura". Sacha Deshmuck, numero uno di Amnesty International nel Regno Unito, ha dichiarato: "Il modo in cui il Qatar tratta i lavoratori stranieri – grazie ai quali la Coppa del mondo sarà resa possibile – è inaccettabile". L’attivista Peter Tatchell ha aggiunto: "Il Qatar non è un grande Paese, come sostiene Beckham, se sei donna, omosessuale o un migrante". In tanti hanno chiesto anche che Beckham lasci il suo ruolo di ambasciatore dell’Unicef perché le due cose sarebbero incompatibili. Beckham finora non ha voluto commentare e ha taciuto sul viaggio in Qatar (fatto in jet privato) di cui si è venuti a conoscenza solo grazie alle foto di fan locali, che le hanno postate su Instagram e altri social. Becks, invece, ha solo dichiarato: "Vorrei essere ancora un calciatore per poter giocare in stadi così, che sono da sogno. Da tifoso non mi perderei una Coppa del mondo organizzata così bene, in stadi sicuri, con grandi hotel e una grande cultura da esplorare".

Parole che non sono piaciute a Deshmuck: "Il maltrattamento da parte del Qatar dei lavoratori migranti, il cui duro lavoro sta rendendo possibile la stessa organizzazione dei Mondiali è particolarmente allarmante. Nonostante alcune riforme, molti continuano infatti a non essere retribuiti adeguatamente e le autorità non sono riuscite a indagare sulle migliaia di morti avvenute negli ultimi dieci anni" a causa di condizioni d’ingaggio spesso impermeabili anche alle minime norme di sicurezza fra ponteggi e cantieri. Un dramma di cui non si può far certo colpa a un ex giocatore di pallone, per quanto popolare, in un mondo nel quale tanti potenti e tanti governanti – inclusi quelli dell’intero fronte occidentale – con Doha stringono tranquillamente accordi, alleanze e affari: nello sport e ben oltre. Ma che neppure 177 milioni dovrebbero permettere, alla politicamente correttissima famiglia Beckham di dimenticare.