di Doriano Rabotti Il segreto in fondo è riassunto in quelle poche parole che Bebe Vio ha affidato al proprio profilo twitter: "Se sembra impossibile, si può fare... due volte". Arrendersi non è un’opzione, aveva detto qualche giorno prima un’altra medaglia d’oro paralimpica, Carlotta Gilli, citando Greg Paltrinieri. E sarà anche vero che è più facile vincere, se nasci campione. Ma nel caso di moltissimi atleti che stanno prendendo parte alle Paralimpiadi è diverso, perché il destino spesso ha scelto di mettere più ostacoli che doni, sulla tua strada. E trasformarli sta tutto nella tua forza. Nel caso di Bebe Vio, che un oro l’aveva già vinto a Rio cinque anni fa, questa forza trascende l’umana comprensione perché il destino aveva scelto di non fermarsi, come se lei non...

di Doriano

Rabotti

Il segreto in fondo è riassunto in quelle poche parole che Bebe Vio ha affidato al proprio profilo twitter: "Se sembra impossibile, si può fare... due volte".

Arrendersi non è un’opzione, aveva detto qualche giorno prima un’altra medaglia d’oro paralimpica, Carlotta Gilli, citando Greg Paltrinieri. E sarà anche vero che è più facile vincere, se nasci campione. Ma nel caso di moltissimi atleti che stanno prendendo parte alle Paralimpiadi è diverso, perché il destino spesso ha scelto di mettere più ostacoli che doni, sulla tua strada. E trasformarli sta tutto nella tua forza.

Nel caso di Bebe Vio, che un oro l’aveva già vinto a Rio cinque anni fa, questa forza trascende l’umana comprensione perché il destino aveva scelto di non fermarsi, come se lei non avesse già sofferto abbastanza prima: "Ho rischiato di morire, non avrei nemmeno dovuto esserci, a Tokyo. Ho rischiato la vita e l’amputazione del braccio sinistro a causa di un’infezione da stafilococco. È stato un anno molto duro per me, Covid a parte. Negli ultimi dodici mesi sono stata sfigata per l’infortunio. Sembrava tutto a posto, poi invece il primo aprile mi hanno dovuta operare e questa Paralimpiade, a quanto pare, non doveva esserci... Alla fine abbiamo preparato tutto in due mesi, il fisioterapista Mauro Pierobon e il preparatore atletico Giuseppe Cerqua sono stati magici. Io non ci credevo, non credevo che tutto ciò fosse possibile, non credevo di arrivare fin qua".

Parole che fanno intuire che cosa ci fosse dietro quel messaggio postato qualche giorno fa per annunciare la rinuncia alla gara della sciabola, dovuta soprattutto al riposo ridotto dopo aver preso parte alla cerimonia d’apertura come portabandiera, il giorno prima. In realtà risulta impossibile da credere a noi, adesso, che lei non ci credesse. Il suo entourage invece sapeva tutto in anticipo: "Prima della gara, mi hanno nascosto dentro la divisa il braccialetto dell’ospedale di qualche mese fa dove avevo scritto ‘-119’, che erano i giorni che mancavano da quando ho iniziato ad allenarmi per la preparazione fisica, e poi ho rimesso la protesi da scherma. Sono veramente fortunata. Questa medaglia non suona come quella di Rio, la prima cosa che ho fatto è stato shakerarla... però è bellissima e pesa molto di più, devo reggerla perché già ho problemi al collo, se la mollo finisce malissimo...".

Non la molla, anche perché è lei stessa a condividerla, subito. Fornendo con la massima naturalezza un’altra lezione umana che dovremmo recepire tutti: "Sono felice, avete capito perché ho pianto così tanto? L’ortopedico ha fatto un miracolo, è stato bravissimo, tutto lo staff lo è stato. Questa medaglia assolutamente non è mia, è tutta loro". Sua invece è la gioia di essere tornata in pedana per fare quello che le riesce meglio, sua è la ferocia con cui ha demolito l’avversaria cinese Jingjing Zhou. Perché al di là delle questioni tecniche, è sul piano mentale e morale che la Vio vince le sue sfide, dominando le avversarie che hanno la...sfortuna di trovarsi sulla sua strada: "In finale c’era tanta grinta, tanta cattiveria. All’inizio della giornata invece c’era solo la felicità e la voglia di iniziare a tirare – raccontava la campionessa veneta mentre lasciava andare l’argine delle emozioni –, la voglia di andare lì, mettere quella maschera e sentire solo la voce dell’arbitro, il respiro dell’avversario e il coach dietro che ti dice cosa fare e cosa no. E poi sentire e sapere di avere compagne di squadra, le mie, che sono eccezionali: chiunque potrebbe vincere con loro". Per quello ci sarà tempo oggi, quando la Vio tornerà in pedana nella mattinata italiana per la gara a squadre con Ionela Andreea Mogos e Loredana Trigilia: "E’ questa la gara davvero importante. È bello vincere, bellissimo. Però quando sai che ci sono le compagne di squadra accanto a te, che devi vincere per tutti, è molto più bello". E se lo dice lei, ci si può fidare.