di Davide Rondoni Il Presidente ha nominato 33 "Eroi della Repubblica", pescando tra tanti esempi. Gente di ogni età, impegnata in tanti campi, eroi per un atto (un salvataggio, la restituzione di un patrimonio o cose simili) o persone da tutta la vita dedicata a iniziative per gli altri. Può sembrare un paradosso. Mai come in questa epoca c’è un largo uso della parola “eroi”. Eppure uno degli intellettuali più ascoltati del Novecento (perché comunista oltre che un bravo scrittore) magnificava le sorti del popolo che non ha "bisogno di eroi". Bisogno?...

di Davide

Rondoni

Il Presidente ha nominato 33 "Eroi della Repubblica", pescando tra tanti esempi. Gente di ogni età, impegnata in tanti campi, eroi per un atto (un salvataggio, la restituzione di un patrimonio o cose simili) o persone da tutta la vita dedicata a iniziative per gli altri. Può sembrare un paradosso. Mai come in questa epoca c’è un largo uso della parola “eroi”. Eppure uno degli intellettuali più ascoltati del Novecento (perché comunista oltre che un bravo scrittore) magnificava le sorti del popolo che non ha "bisogno di eroi". Bisogno? Qui sembra che ne abbiamo stra-bisogno. Con buona pace di chi, con Brecht, ritiene che la protagonista della Storia sia la Storia stessa e il suo spirito incarnato dal popolo, o meglio da una classe del popolo di tutti bravi cittadini. Mentre la storia collettiva, la res-publica, è creata e ricreata dalla scelta libera di individui, dal protagonismo di persone, che appartengono a un popolo ma se ne distinguono e perciò stesso lo rafforzano, offrendo un esempio.

La parola eroe può essere abusata e banalizzata, affogata nella retorica, ma resta necessaria. E così appena la pandemia è entrata nella narrazione appassionata e spesso spettacolarizzata dei media, subito si sono identificati degli eroi nei medici e paramedici che hanno affrontato il morbo rimettendoci la vita. Poi è venuta la stagione degli “eroi” sportivi, vincitori estivi del pallone e di olimpiadi. Ora abbiamo anche gli Eroi della Repubblica, che sono eroi della porta accanto. E a ben guardare la parola eroe ritorna quasi ossessiva nella topografia del nostro Paese: eroi della prima guerra mondiale, poi della Seconda, della Resistenza. Senza contare gli eroi della lotta alla mafia, ‘ndragheta, camorra.

Un largo uso che, come si vede in certi monumenti e cippi nelle piazze e in certe strade, non salva dalla inevitabile usura del tempo, che insieme alla distrazione degli uomini esercita la sua forza di oblio. Anche per questo abbiamo bisogno di usare questa parola. Da dove nasce questo bisogno ? Da una semplice attenzione alla nostra natura. E che riguarda, a ben vedere, lo stesso motivo per cui si indicano taluni addirittura come Santi. Dobbiamo infatti riconoscere che la nostra natura umana ha bisogno di punti di ripresa, di riscossa, ha bisogno di esempi per lottare contro la tendenza alla chiusura, alla pigrizia, all’egoismo. Non bastano i discorsi, non bastano le lezioni per riscuoterci. Non basta il fatto di essere tutti d’accordo sul fatto che "bisognerebbe che", non basta vedere o sapere la cosa giusta.

"Occorre un uomo" scriveva il poeta Berocchi. Occorre un uomo, una persona, uno come te che però fa un certo passo, prende una certa iniziativa, compie un sacrificio. E se oggi abbiamo bisogno di eroi è perché siamo più sinceri con noi stessi e con la storia.