di Andrea Spinelli Figli di un do minore. Il mondo dei concerti alza la voce contro le incertezze del nuovo Dpcm sulle capienze dei luoghi di spettacolo appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale. "Siamo la Cenerentola delle arti, perché è impensabile far ripartire la musica senza un’apertura degli spazi al 100%", protestano a caldo i promoter riuniti dalla tavola rotonda "Il settore del live tra voglia di musica e restrizioni" alla Villa Reale di Monza nell’ambito della due giorni Dietro le quinte....

di Andrea Spinelli

Figli di un do minore. Il mondo dei concerti alza la voce contro le incertezze del nuovo Dpcm sulle capienze dei luoghi di spettacolo appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale. "Siamo la Cenerentola delle arti, perché è impensabile far ripartire la musica senza un’apertura degli spazi al 100%", protestano a caldo i promoter riuniti dalla tavola rotonda "Il settore del live tra voglia di musica e restrizioni" alla Villa Reale di Monza nell’ambito della due giorni Dietro le quinte. "Abbiamo suggerito delle soluzioni e addirittura dei piani b, come quello di far entrare ai concerti i soli immunizzati, ma se questa è la risposta non possiamo rimanercene in silenzio", annunciaFerdinando Salzano, fondatore di Friends & Partners, la più importante agenzia di artisti italiani sul mercato.

"Il persistere delle restrizioni è dovuto all’ignoranza dell’esistenza di soluzioni tecnologiche capaci di riempire gli spazi al 100% in totale sicurezza", assicura Luca Montebugnoli, presidente di Vivaticket. "Gli otto paesi su dieci che in Europa hanno riaperto al 100% non credo siano governati da avventurieri, quindi forse da noi il fatto è culturale", rilancia Maurizio Salvadori, presidente di Trident Music, società che organizza i tour dei Pinguini Tattici Nucleari e di Jovanotti. "Chi decide, forse, non ha mai assistito ad un concerto. D’altronde se con l’80% di immunizzati non possiamo tornare alla vita normale cosa ci siamo vaccinati a fare?".

La Siae, per voce del suo direttore generale Gaetano Blandini, parla di 500 milioni di mancati introiti per lo stop ai concerti, che con tutto l’indotto arrivano a miliardi di euro. E propone un giorno di silenzio, per protesta: "Nel nostro paese ci sono voluti oltre dieci anni per costruire un’industria dell’intrattenimento musicale d’eccellenza e ne sono bastati due per distruggerla. Abbiamo anteposto la salute al resto, compreso il lavoro, ma ora, guardando a quanto succede negli altri settori e altrove, non se ne comprendono più i motivi".

"Il protocollo adottato dalla Rai a Sanremo è stato ripreso dalla cerimonia dei Brit Awards, ma al Festival l’Ariston era vuoto, mentre oltre Manica con quelle regole di sicurezza c’era il pubblico", riflette Enzo Mazza, numero uno della Fimi, la federazione delle multinazionali del disco. "I concerti esauriti andranno in scena non appena possibile, ma per tutti gli altri la prevendita si blocca perché, nell’incertezza, il pubblico non acquista", ricorda Roberto De Luca di Live Nation Italia: "E allora adesso diteci cosa dobbiamo fare per lavorare".