Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, serve un nuovo lockdown generale come chiede Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute? "Partiamo dalle fondamenta: bisogna sempre rispettare e attenersi ai pareri scientifici, non siamo scienziati né medici. È giusto che gli esperti forniscano dati e suggerimenti a chi ha la competenza e la responsabilità politica delle decisioni. Quello che ho chiesto è di evitare troppe esternazioni che rischiano di mandare in cortocircuito il dibattito nelle istituzioni e disorientare l’opinione pubblica". Ma lei è d’accordo con una nuova chiusura generale? "Un anno fa a Piacenza avevamo il primo ricoverato di Covid. Il 24 febbraio venivano chiuse le scuole in Emilia, Lombardia e Veneto: nei mesi successivi ogni misura restrittiva veniva applaudita. Dopo un anno, però, le categorie economiche sono allo stremo. Con una chiusura generale il rischio è quello di creare...

Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, serve un nuovo lockdown generale come chiede Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute?

"Partiamo dalle fondamenta: bisogna sempre rispettare e attenersi ai pareri scientifici, non siamo scienziati né medici. È giusto che gli esperti forniscano dati e suggerimenti a chi ha la competenza e la responsabilità politica delle decisioni. Quello che ho chiesto è di evitare troppe esternazioni che rischiano di mandare in cortocircuito il dibattito nelle istituzioni e disorientare l’opinione pubblica".

Ma lei è d’accordo con una nuova chiusura generale?

"Un anno fa a Piacenza avevamo il primo ricoverato di Covid. Il 24 febbraio venivano chiuse le scuole in Emilia, Lombardia e Veneto: nei mesi successivi ogni misura restrittiva veniva applaudita. Dopo un anno, però, le categorie economiche sono allo stremo. Con una chiusura generale il rischio è quello di creare malumori, turbolenze, proteste. Queste, semmai, devono essere gestite e accompagnate da spiegazioni, dati e decisioni politiche".

Il rischio di contagio però è elevato.

"L’Emilia-Romagna, come altre regioni, potrebbe diventare arancione la prossima settimana. Occorre molta prudenza e bisogna dire ai cittadini che serviranno ancora settimane di pazienza perché le varianti al virus, in tutta Europa e ovviamente anche in Italia, rischiano di creare ulteriori disagi".

Come agire dunque?

"Bisogna evitare il caos, trovare un metodo di comunicazione diverso rispetto a quanto accaduto con la chiusura degli impianti sciistici. Non può succedere, e spero non succeda mai più, che solo 10 ore prima venga detto a chi ha speso soldi per sistemare le piste, assumere personale, fare prenotazioni negli alberghi o degli skipass che non può aprire. Questo è intollerabile".

Altre restrizioni però sembrano inevitabili.

"Anche se ne arriveranno altre nelle prossime settimane, confido che dopo la primavera, quando si comincerà a ripartire davvero grazie a vaccini e alle temperature, che sono vaccini naturali, sarà possibile non chiudere più nulla. È importante per la psicologia delle persone e per le attività colpite maggiormente. Questo deve essere seguito da un cambio di passo sul fronte dei ristori. E ovviamente sulla distribuzione dei vaccini".

È ottimista?

"Moderatamente. Serve che arrivino più dosi e più velocemente. L’Emilia-Romagna, che è partita con una campagna vaccinale da record, oggi sarebbe in grado di vaccinare più di un milione di persone al mese: significherebbe vaccinare tutta la popolazione entro l’estate, ma non è possibile perché abbiamo pochi vaccini. Servono certezze e garanzie".

È per questo che state pensando di acquistare i vaccini in autonomia?

"Nessuno di noi può pensare di saltare le regole europee e nazionali sul tema dell’acquisto di vaccini a livello individuale. Però ci si è messi nelle condizioni, se mai fosse possibile utilizzare altri canali nel rispetto delle procedure e delle autorizzazioni, di essere pronti per aumentare la capacità vaccinale. Il mio primo impegno, la mattina e quando vado a coricarmi, è come mettere al riparo da rischi le persone".

Il ragionamento vale anche per le altre regioni?

"Sì certo, con Luca Zaia del Veneto e altri ci siamo parlati a lungo: il tema verrà affrontato con il governo. Ci auguriamo che arrivino presto gli ok dalle agenzie europee e italiane ai vaccini Johnson & Johnson, quello russo e quello italiano: tutto quello che si può fare, si deve fare, nell’interesse del Paese e delle comunità".

Il ritmo delle vaccinazioni è calato drasticamente.

"Pensate che, in Emilia, possiamo arrivare a oltre 40mila iniezioni al giorno. Ora lavoriamo per trovare un accordo con i medici di medicina generale".

Intanto c’è un nuovo governo. Come imposterete il dialogo?

"Intanto ringrazio Conte e i ministri uscenti: avremo 209 miliardi euro a disposizione e ora dobbiamo pensare a come spenderli. Draghi è la figura italiana più autorevole nel mondo e la chiamata di Mattarella ancora una volta dimostra il ruolo che il nostro presidente svolge. È vero però che ognuno di noi deve dimostrare sul campo qualità e capacità quando assume un nuovo incarico e questo vale anche per Draghi. Ho parlato con lui, non era dovuto che chiamasse Regioni, Comuni e Province durante le consultazioni. Ma l’ha fatto, ci ha ascoltati e io confido che ministri facciano bene: con Mariastella Gelmini che ha la delega alle regioni, mi sono già sentito più volte. Io e Giovanni Toti, mio vicepresidente nella conferenza delle Regioni, abbiamo mandato una lettera al nuovo premier per chiedere due cose".

Quali?

"La prima è un incontro urgente sul Recovery plan, vogliamo essere coinvolti. La seconda è il piano vaccinale: dobbiamo parlare di riorganizzazione per accelerare al massimo i tempi per i cittadini".