Giuseppe Tassi Giostre degli spettri e urla nel silenzio. Il campionato di calcio ricomincia a porte chiuse come nell’era più buia del Covid-19. Tornano gli stadi senza pubblico, le sagome di cartone al posto degli spettatori o le finte onde del tifo, create da sapienti trucchi televisivi. Come se il...

Giuseppe

Tassi

Giostre degli spettri e urla nel silenzio. Il campionato di calcio ricomincia a porte chiuse come nell’era più buia del Covid-19. Tornano gli stadi senza pubblico, le sagome di cartone al posto degli spettatori o le finte onde del tifo, create da sapienti trucchi televisivi.

Come se il mondo fosse fermo a tre mesi fa, come se il lavoro, la musica e perfino lo sport non avessero riaperto i battenti con tutte le cautele del caso, fra paure appena sopite e le mille trappole di questa faticosa rinascita. Il presidente Gravina, che si è battuto da leone per la ripartenza del campionato dopo il lockdown, aspetta un segnale di Conte (inteso come premier) per riaprire almeno in parte al pubblico. Ma mentre il calcio temporeggia, il mondo va avanti con i 3.800 spettatori che hanno popolato l’Arena di Verona per il ritorno della grande musica, con i seimila (divisi in due appuntamenti) per il motomondiale di Misano e i quindicimila ammessi al gran premio di F1 a Imola del primo novembre. Tutti eventi a cielo aperto, come le partite di calcio, tutte manifestazioni che richiedono un filtro attento, controlli sanitari e distanziamento. Misure che dentro gli stadi ipercontrollati di oggi sarebbe facile replicare, garantendo l’accesso ai soli spettatori abbonati. Ma serve la volontà politica, serve uno scatto in avanti, come quello del governatore dell’Emilia Romagna Bonaccini o del Veneto Zaia. Anche il calcio merita di ritrovare il calore del tifo, che è parte importante della sua poesia. E dei suoi bilanci.