Tommaso

Strambi

Non credo di essere l’unico, ma anche se fosse non mi spaventa certo ammetterlo. Nel mio portafogli non ho mai avuto una banconota da 500 euro. E, ad essere precisi, neppure da 200 o 100. Anche perché, per comodità, preferisco usare le app o lo smartwatch per pagare caffè o benzina. Ma anche il ristorante e, persino, il dentista. Cosicché non mi stupisce che Italia, Belgio, Francia, Paesi Bassi e Spagna siano in pressing su Bruxelles per spingere la Bce a mettere fuorigioco i grossi tagli. Se ci pensate bene da questo punto di vista l’Italia è già avanti. Vi è mai capitato quando andate al bancomat (lo strumento più utilizzato per rifornire portafogli di contanti) di ottenere tagli superiori ai 50 euro? È quasi impossibile. Dalla fessura degli sportelli, infatti, escono sempre banconote da 20 e 50 euro e raramente da 10.

Le motivazioni? Ridurre al minimo quelle operazioni di riciclaggio (care alla criminalità organizzata) e di evasione (assai amata al Nord come al Sud). Le stesse rilanciate dai cinque Paesi lancia in resta contro le maxi banconote che chiedono anche di abbassare il tetto europeo del contante da 10mila a 5mila euro. Sicuramente il cashback lanciato dal governo precedente, così come impostato era uno spreco, ma la filosofia di fondo dev’essere quella: più pagamenti digitali e meno contanti. Come ci insegna la Cina. Lì anche i bambini hanno i braccialetti per pagare le caramelle. Chissà perché.