Barricato in casa per ore . Gli spari sulla folla dal terrazzo. Sgozza la moglie e si uccide

Auto della polizia colpita da un proiettile, il suicidio dell’ex guardia giurata con il veleno. Il blitz degli agenti. I tre figli della coppia (13, 16 e 18 anni) erano a scuola e in gita. Il vicino: mi ha puntato l’arma contro .

Barricato in casa per ore . Gli spari sulla folla dal terrazzo. Sgozza la moglie e si uccide

Barricato in casa per ore . Gli spari sulla folla dal terrazzo. Sgozza la moglie e si uccide

"Erano brave persone, non litigavano, vivevano per i figli". Nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, periferia est di Napoli, a cento metri dall’ingresso dell’autostrada, le facce sono livide e incredule. Tutti faticano a capire, a dare un senso a una tragedia che si consuma in maniera violenta e crudele sotto gli occhi di tutto il quartiere.

Poco dopo le 8 del mattino, Pasquale Pinto, detto Lino, 54 anni, ex guardia giurata, si affaccia alla finestra del quarto piano di una palazzina popolare in via Raffaele Testa. Impugna una pistola, forse l’arma che usava quando era in servizio come vigilantes, lavoro che non svolge più da un anno. Inizia a sparare, due colpi che richiamano il vicino di pianerottolo: "Lino, che fai con quella pistola in mano?", gli domanda. Per tutta risposta, l’uomo gli punta l’arma contro e risponde duro: "L’ho ammazzata. Torna dentro, se no ammazzo anche a te". Inizia con quegli spari una mattinata da incubo. La tragedia si è già consumata nella casa, Eva Kaminska, di 48 anni, polacca originaria di Sztum è in un lago di sangue, la gola e il petto squarciati, e Lino se ne sta a cavalcioni come se volesse lanciarsi nel vuoto. Arriva la polizia con un negoziatore e poi gli amici del bar La Vela, proprio di fronte, ritrovo per la colazione del mattino.

"Lo conosco, lo conosco bene – dice Massimo, il proprietario de La Vela che lascia il posto alla cassa e si fa largo sotto la palazzina –. Ho cercato di parlargli, mi ha risposto in modo irridente: Massimo portami l’ultimo cornetto". San Giovanni a Teduccio è sotto choc, blindata, quell’uomo che appariva tranquillo e lavoratore è diventato un killer, un omicida, autore di un femminicidio e ora spara sulla folla, costretta a nascondersi dietro le volanti, una delle quali viene centrata da un proiettile. Lino appare fuori di sé, ogni tentativo di farlo ragionare si dimostra inutile, il negoziatore non riesce a imbastire una trattativa. "Sembra indemoniato – dice il vicino che, intanto, è sceso in strada –, non l’ho mai visto così. Litigi in casa? Mai sentiti".

Si cercano i tre figli della coppia, uno che ha 18 anni è in crociera per un viaggio di istruzione con la scuola, gli altri due, 16 e 13 anni, erano già usciti di casa prima che l’uomo iniziasse la mattanza, squarciando il corpo della moglie, la loro mamma. Il dramma si trascina per ore e riempie i social di foto e video, alle 11:15 il procuratore aggiunto Raffaello Falcone rompe gli indugi. Chiama i vigili del fuoco che, protetti dalle Uopi, le unità operative dui primo intervento che hanno il compito di intervenire con soggetti armati, aprono con il flex la porta di ingresso.

Quando entrano nell’appartamento trovano due corpi. Oltre quello di Eva, c’è anche il cadavere di Lino che si è ucciso probabilmente con una dose di veleno, bevendolo quando era a cavalcioni sulla finestra, o con un’overdose di farmaci. Sarà l’autopsia a dirlo. Non un biglietto, non una spiegazione. Solo ipotesi, illazioni, e interrogativi che restano senza risposta. Un femminicidio-suicidio scatenato forse dalla perdita del lavoro: dopo il ferimento, avvenuto anni fa (aveva ricevuto un’indennità di invalidità), Lino era stato assunto da un istituto di vigilanza, poi licenziato. Aveva fatto ricorso, perdendo in tribunale. O, forse, c’entra una gelosia repressa ed esplosa di colpo. Motivi che non spiegano tanta ferocia nei confronti di Eva e dei figli rimasti orfani.