Roma, 24 aprile 2018 - "Al corpo d’Aviazione tedesco. Il capitano barone Manfred von Richthofen è stato ucciso in battaglia il 21 aprile 1918 e seppellito con tutti gli onori militari". Questo il messaggio che, 100 anni fa, un caccia inglese lasciò cadere sulle linee nemiche. A soli 25 anni, il più grande pilota della Prima guerra mondiale era stato abbattuto e oggi stesso, il 23 aprile 1918, l’esercito australiano gli tributava solenni onoranze funebri.

Manfred Freiherr (barone) von Richthofen era nato in una famiglia aristocratica prussiana nel 1892 a Breslavia, oggi nell’attuale Polonia. Fin da piccolo aveva dimostrato poca attitudine allo studio, ma una fortissima propensione per la caccia, sport tipico della nobiltà, costringendo il padre a regalargli un fuciletto ad aria compressa. Ad appena 11 anni entra alla Reale Accademia militare prussiana a Groß-Lichterfelde per uscirne, nel 1911, come sottotenente di Cavalleria. Fin dallo scoppio della Grande guerra conosce le durezze della vita di trincea, sia sul fronte russo che su quello occidentale di Verdun, dove, per il coraggio dimostrato durante ricognizioni sotto il fuoco nemico, si guadagna la prima Croce di Ferro. Data l’inattività del suo reggimento, il giovane, insofferente, chiede di passare al Servizio Aeronautico Imperiale.

Dopo le prime esperienze di volo come osservatore, il battesimo del fuoco arriva il 1º settembre 1915 dove ingaggia un duello con un apparecchio inglese: l’unico successo è quello di riatterrare vivo. Nella battaglia della Champagne abbatte il primo aereo nemico, che però, precipitando nelle linee avversarie non gli viene accreditato. Nello stesso anno avviene l’incontro determinante, in treno, con il suo mentore: Oswald Boelke, leggendario pioniere dell’aeronautica tedesca che, l’anno dopo, lo porterà con sé sul fronte occidentale per inserirlo nel suo prestigioso squadrone da caccia “Jasta II”.

Il 17 settembre 1916, nei cieli di Cambrai, Richtofen ottiene la prima delle sue 80 vittorie: una volta abbattuto l’aereo inglese, atterra per tentare, cavallerescamente, di salvare i piloti. Da lì in poi, un successo dopo l’altro, tanto che, ormai carico di decorazioni, nel giugno ’17 gli viene affidato il comando di un’intera squadra aerea, lo Jagdgeschwader I, che passerà alla storia con l’appellativo di “Circo Volante” a causa dei colori accesi dei suoi aerei e delle loro acrobazie, nonché dei grandi tendoni che seguivano il comando. Il nomignolo di “Barone rosso” si diffonde grazie al colore del suo Albatros D.II, uno dei primi velivoli le cui mitragliatrici potevano sparare attraverso l’elica, tramite un meccanismo di sincronizzazione. Nel suo “circo” vi erano il fratello minore Lothar, il cugino Wolfram e il giovane Hermann Goering, che, poi, diverrà numero due del Terzo Reich. Nel giugno 1917, Richtofen viene colpito di striscio alla testa da un proiettile, ferita dalla quale non si riprenderà mai completamente.

Passato a pilotare il celebre triplano Fokker, la mattina del 21 aprile 1918, il Barone rosso, nel cielo sopra la Somme, ingaggia l’ennesimo combattimento. Mentre insegue a volo radente un caccia avversario non si accorge di essere finito in territorio nemico e viene bersagliato, da terra, dalle fucilate degli artiglieri australiani e forse anche dalle mitragliate dell’asso dei cieli canadese Arthur Roy Brown. Con le ultime forze, l’eroe tedesco fa in tempo ad atterrare con l’aereo quasi integro. Alcuni riferiscono che le sue ultime parole furono “Kaputt”. Moriva una figura epica, rimasta nell’immaginario collettivo fino ai giorni nostri.