Bionda, spigliata, leggera. Provocante con brio, è stata una delle regine della commedia sexy italiana. Da una parte c’era Edwige Fenech, la bruna, formosa, occhi scuri, sapore di Mediterraneo, regina di Saba; dall’altra lei, Barbara Bouchet, chiara, luminosa, nordica, leggera. Un colibrì dell’eros. Barbara, il suo nome d’arte – Bouchet – fa pensare alla Francia. In realtà lei è nata più ad Est. E sulla sua infanzia, si potrebbe dire, è passata la Storia. "Esatto. Io sono nata a Reichenberg, che oggi si chiama Liberec, ed è in Repubblica ceca. Quando ci sono nata io, nell’agosto 1943, era ancora occupata dai tedeschi. Ed erano tedeschi i miei genitori. Subito dopo la seconda guerra mondiale, però, i tedeschi furono cacciati". Cosa ricorda di quegli anni? "Che da Liberec sfollammo a Monaco di Baviera: vennero gli americani, con i carri armati. Ballava tutta la strada. Mia zia regalava loro frutta e verdura, e loro ci davano caramelle e cioccolata. Poi andammo in America". Fu dura, negli Stati Uniti? "Molto. Lavoravamo nei campi di cotone, in California, sei giorni alla settimana. Ma a Monaco avevo visto un film, ‘Der Schweigende...

Bionda, spigliata, leggera. Provocante con brio, è stata una delle regine della commedia sexy italiana. Da una parte c’era Edwige Fenech, la bruna, formosa, occhi scuri, sapore di Mediterraneo, regina di Saba; dall’altra lei, Barbara Bouchet, chiara, luminosa, nordica, leggera. Un colibrì dell’eros.

Barbara, il suo nome d’arte – Bouchet – fa pensare alla Francia. In realtà lei è nata più ad Est. E sulla sua infanzia, si potrebbe dire, è passata la Storia. "Esatto. Io sono nata a Reichenberg, che oggi si chiama Liberec, ed è in Repubblica ceca. Quando ci sono nata io, nell’agosto 1943, era ancora occupata dai tedeschi. Ed erano tedeschi i miei genitori. Subito dopo la seconda guerra mondiale, però, i tedeschi furono cacciati".

Cosa ricorda di quegli anni?

"Che da Liberec sfollammo a Monaco di Baviera: vennero gli americani, con i carri armati. Ballava tutta la strada. Mia zia regalava loro frutta e verdura, e loro ci davano caramelle e cioccolata. Poi andammo in America".

Fu dura, negli Stati Uniti?

"Molto. Lavoravamo nei campi di cotone, in California, sei giorni alla settimana. Ma a Monaco avevo visto un film, ‘Der Schweigende Engel’, con un’attrice bambina, Christine Kaufmann, che ballava: e il mio sogno era la danza. Una signora mi portò a studiare danza: ma avevo troppe curve, per la danza non andavo bene".

E venne il primo concorso di bellezza.

"Andai a San Francisco, partecipai a Miss China Beach: vinsi. Il primo premio era un provino cinematografico: un provino inesistente. Ma io ormai volevo quello che mi avevano promesso, e da sola me ne andai a Los Angeles, in cerca di questo provino. Ne trovai altri, e a quindici anni ero andata via di casa".

Piccole parti, ma con Robert Mitchum, Jack Lemmon, anche con Marlon Brando.

"Ma io non sapevo neppure chi fossero! Non andavo al cinema, per me erano persone come le altre. Robert Mitchum doveva baciarmi in una scena: mi ritrovai una caramella in bocca! Jack Lemmon era molto gentile, molto timido".

E Brando?

"Sul set commisi una gaffe madornale. C’erano tante ragazzine come me, e io dissi ‘chi è che usa questo profumo tremendo, che mi fa venire il mal di testa?’. Brando si alzò, irritatissimo: quel profumo era il suo. Ma per me, era uno come gli altri".

Gli italiani? Ugo Tognazzi, per esempio.

"Ne ‘L’anatra all’arancia’, cercava sempre di aumentare la mia parte, le mie righe di dialogo. Aveva una grande simpatia per me".

Con i registi come andava? Era disciplinata?

"Un soldatino di piombo. Puntuale come un orologio svizzero, non facevo mai capricci, lavoravo sodo. L’anima tedesca veniva fuori, nella sua parte migliore: l’affidabilità".

Si rendeva conto di essere nell’immaginario erotico degli italiani?

"Macché! Me sono accorta dopo: quando ho incontrato persone che mi hanno detto ‘io ho sognato con lei’. E io rispondevo: va bene, speriamo che sia stato un sogno bello!".

Lei, Edwige Fenech, Zeudi Araya, ma anche Anita Ekberg, Senta Berger, Laura Gemser. Le straniere dominavano il cinema italiano in quegli anni. Perché?

"Perché prima c’erano state le italiane formose, mediterranee: la Cardinale, la Loren, la Ralli: tutte brune, materne, passionali. Con me è iniziata la moda della straniera bionda e con gli occhi azzurri. Il perché non lo so. Ma chi produceva i film con noi li vendeva molto bene, sia in Italia che all’estero. Vennero anche Karin Schubert, Ewa Aulin e tante altre: ma certo, potrei dire il biondo nel cinema italiano l’ho portato io!", ride.

Lavoravate tantissimo. Ha detto anche dei no?

"Due film che ho rifiutato, e che due mie colleghe molto brave hanno portato al successo".

Quali?

"Histoire d’O, interpretato da Corinne Clery, e ‘La chiave’, che è stato fatto da Stefania Sandrelli. In quel momento avevo chiuso con il cinema, avevo già un figlio, non volevo più spogliarmi".

A proposito di figli. Alessandro come ha vissuto quel periodo?

"I compagni lo prendevano in giro, gli dicevano ‘ho visto tua mamma nuda’. Ma lui gli rispondeva: ‘la mia mamma se lo può permettere, la tua non lo so’. Però soffriva. E anche l’altro, il piccolo, Massimiliano – che adesso ha 31 anni – non voleva che la gente mi guardasse in un certo modo. Non riusciva a camminarmi accanto, così decise di camminarmi dietro. Poi mi disse: mamma, così è peggio, perché sento quello che dicono...".

Con il mondo dello spettacolo che rapporto avevano?

"Alessandro diceva sempre: non farò mai l’attore, non voglio vivere aspettando una telefonata. Poi, alla fine, è entrato anche lui nel mondo dello spettacolo, anche se in un modo tutto suo".

Diversamente da suo figlio Alessandro, la cucina non è la sua passione.

"Per niente: in cucina io brucio tutto! Non ho pazienza per stare ai fornelli".

Che rapporto ha, oggi, con quel cinema, con quella immagine?

"Sono sincera: quel cinema mi ha dato tutto. Quell’immagine sexy mi ha regalato la popolarità e l’indipendenza economica. Nei miei film ero spesso nuda, ma sono felice di non avere offeso il pudore di nessuno. Le donne, per prime, mi hanno sempre rispettata".

Oggi, con i social, in un mondo in cui ogni foto viene vivisezionata, come si troverebbe?

"Meno male che ai miei tempi non c’erano! Mi avrebbero fatta a pezzi! Ognuno si sarebbe sentito in diritto di commentare, di attaccare, di insultare".

Ha chiuso con quella se stessa?

"Sì. Quei film non erano solo sexy, erano anche commedie: bisognava recitare, non solo farsi vedere. Sono contenta di essermela cavata bene. Ma ho faticato tanto per chiudere con quell’immagine di me sexy, e voglio lasciarla lì dov’è".

Che cosa chiederebbe al cinema, oggi?

"Un ruolo drammatico. Fatemi brutta, fatemi vecchia, ma datemi un ruolo su cui affondare i denti! Vorrei un ruolo adatto alla mia età. Voglio far vedere che sono brava, anche se non sono più bellissima".