di Alessandro Farruggia Il Dpcm dell’ennesima stretta sarà pronto solo oggi: ad annunciarlo al Paese sarà lo stesso premier Conte, che ieri sera ha avuto un vertice coi capi delegazione delle forze di maggioranza per fare il punto sulle misure che entreranno nel prossimo provvedimento. Palazzo Chigi vorrebbe evitare la ridda di ipotesi e ha smentito "le anticipazioni che si stanno rincorrendo in questi giorni e in queste ore sui mezzi di informazione, fughe in avanti non corrispondenti a verità". Intanto nella tarda serata di ieri, il Cts, il comitato tecnico scientifico, ha diffuso una nota con le indicazioni, ribadendo la necessità di controlli, ha posto l’attenzione...

di Alessandro Farruggia

Il Dpcm dell’ennesima stretta sarà pronto solo oggi: ad annunciarlo al Paese sarà lo stesso premier Conte, che ieri sera ha avuto un vertice coi capi delegazione delle forze di maggioranza per fare il punto sulle misure che entreranno nel prossimo provvedimento. Palazzo Chigi vorrebbe evitare la ridda di ipotesi e ha smentito "le anticipazioni che si stanno rincorrendo in questi giorni e in queste ore sui mezzi di informazione, fughe in avanti non corrispondenti a verità". Intanto nella tarda serata di ieri, il Cts, il comitato tecnico scientifico, ha diffuso una nota con le indicazioni, ribadendo la necessità di controlli, ha posto l’attenzione sull’obbligo da parte di qualsiasi esercizio commerciale di esporre all’ingresso il numero massimo dei clienti ammessi all’interno. E ha raccomandato inoltre, una limitazione temporanea a eventi (il riferimento è a fiere e congressi) con grande aggregazione di pubblico. Oggi si conosceranno le decisioni del governo.

Due capisaldi muovono l’azione di Conte: non chiudere le scuole, non fermare le attività produttive. Sul primo punto tutto il governo concorda: va bene aumentare la didattica a distanza, non chiudere le aule. Sul secondo punto invece si discute. C’è chi come Franceschini e Speranza vorrebbe interventi più duri, in particolare far chiudere ristoranti, locali, negozi alle 22 o alle 23. E magari introdurre un vero lockdown anche per gli spostamenti dalla mezzanotte alle 6 del mattino e la domenica.

Sono misure estreme che spaccano il governo e vedono le Regioni – Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna in primis – in larga maggioranza contrarie. Ma i rigoristi spingono. Probabile uno stop per palestre e sport da contatto a livello dilettantistico, per cinema, teatri, sale da gioco e Bingo, non per parrucchieri e centri estetici, mentre l’avvio della scuola alle 11 per le superiori (ma l’Azzolina e i presidi hanno fissato i paletti alle 9), insieme all’innalzamento dello smart working al 75% potrebbe consentire una riduzione dall’80 al 60-70% della capienza del trasporto pubblico.

Dunque, si lavora sui trasporti e sullo smart working della pubblica amministrazione, "si può arrivare anche al 70-75%". Poi, la movida: "Valutiamo se è il caso di una stretta sugli orari serali per evitare assembramenti – osserva Speranza –. Se decideremo di chiedere a qualche comparto di cessare o limitare attività ci faremo carico del ristoro".

Ma le Regioni frenano. "Non mi pare che i ristoranti e gli esercizi che assicurino posti a sedere nel rispetto dei protocolli debbano rientrare nella categoria dei locali dove ci sono assembramenti", replica il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini. "Stiamo lavorando – aggiunge il presidente della Liguria, Giovanni Toti – a interventi che, al momento, escludono il coprifuoco e strette a bar e ristorazione".

Un’ipotesi di mediazione per quanto riguarda la movida è l’ordinanza di venerdì del governatore lombardo Attilio Fontana: le attività di somministrazione di alimenti e bevande sia su area pubblica che su area privata, fra cui bar, pub e ristoranti, saranno consentite fino alle 24. Dopo le 18, il consumo è consentito esclusivamente ai tavoli. Inoltre è vietata la vendita per asporto dalle 18. Dalle 18 alle 6 è vietata la consumazione di alimenti e bevande su aree pubbliche ed è sempre proibito il consumo di bevande alcoliche. L’accesso alle Rsa sarà infine vietato, salvo eccezioni.