Qualcuno ha lasciato dei fiori per ringraziare i volontari del Banco Alimentare
Qualcuno ha lasciato dei fiori per ringraziare i volontari del Banco Alimentare

Milano, 29 marzo 2020 - “Nelle contrade stiamo andando noi. La protezione civile non riesce ad affrontare tutto. Appuntamento telefonico, squillo, passaggio guanti dal finestrino lato passeggero. Aprono il bagagliaio, prendono il pacco contrassegnato e ciao. E all’improvviso... Qualcuno mi dice che sul latte ci sono dei fiori”. Giovanni Bruno, presidente della Fondazione Banco Alimentare – da 31 anni grande dispensa d’Italia, ancora di più nell'emergenza coronavirus –, legge il messaggio che gli è appena arrivato da un volontario, sono migliaia quelli impegnati a sfamare chi è rimasto senza risorse nei giorni della grande serrata.

L’altra mattina il Papa ha dettato l’agenda politica. Ha sdoganato una parola che fa paura, fame. Voi la conoscete bene. Chi sono i nuovi poveri da coronavirus?
“Taxisti, imbianchini, elettricisti... Tutto il mondo degli artigiani. Ormai chi va più dal meccanico a fare una riparazione o dal carrozziere? Tanto l'auto è lì ferma, non la puoi usare. Penso a chi ha fatto tanti sacrifici per aprire una bottega da parrucchiere o da estetista. La lista è lunghissima. Sono cose che avvengono tutti i giorni. E se uno si è indebitato e adesso è da un mese che non lavora, si ritrova con l’affitto, le  spese di sempre, quelle del mutuo. In due parole: senza soldi”.
Che richieste vi arrivano?
“Come questa: 'Buongiorno, scusate se scrivo a voi. Sto passando un bruttissimo periodo di indebitamento. Poi dove lavoro non ci hanno pagato lo stipendio. Vivo da solo. Vorrei solo un aiuto alimentare’. I messaggi  così sono tanti”.
Come rispondete?
“Cerchiamo di capire dove vive la persona e la indirizziamo alla struttura caritativa più vicina. Il Banco di norma non arriva direttamente in casa di chi ha bisogno. All'inizio di quest'emergenza c'è stato un momento di sbandamento. Tante associazioni anche parrocchiali si sono trovate in difficoltà perché si basano sul volontariato di persone anziane, che devono stare a casa. Quindi hanno dovuto organizzarsi per una nuova distribuzione. Poi  non si capiva se chi consegnava cibo potesse muoversi. Possiamo non possiamo, non si sapeva come fare, la gente era disorientata”. 
Il vostro lavoro è aumentato? 
“Sì, in media del 20%, con punte del 40% in Campania o in certe province della Puglia. Storicamente, il Banco aiuta un milione e mezzo di persone. Partiamo da questi numeri”.
 Chi sono i vostri fornitori?
“Organizzazioni di produttori, industrie alimentari, piattaforme della grande distribuzione, punti vendita dei supermercati. La regola fondamentale è sempre stata: l’eccedenza diventi risorsa, non spreco. Questo è sempre stato il cuore della nostra azione, assieme alle donazioni. Che abbiamo cominciato a risollecitare, soprattutto dalle aziende. E poi c'è la parte che riceviamo dagli enti,  soprattutto con i fondi europei per gli aiuti agli indigenti. Quindi quello che noi ridistribuiamo è un mix di tutto questo”.
La lista della spesa qual è? Che prodotti riuscite a garantire in questo periodo?
“Ovviamente non il fresco, troppo difficile la gestione. Quello che abbiamo: riso, pasta, pelati, legumi, prodotti per l'infanzia, scatolette di tonno se le troviamo, biscotti".










Le richieste che vi arrivano confermano la mappa del ministero, il sud è più in difficoltà? C’è un allarme per le rivolte, ci sono già stati i primi disordini nei supermercati.
“Di fatto sì. Al sud il rischio di povertà è più concreto  per il lavoro sommerso, al centro invece per la presenza di tante piccole attività familiari fortemente colpite dal blocco”.

Il rapporto con i sindaci.

"L'ultimo messaggio è arrivato dalla Campania. Una richiesta di aiuto: finora ce la siamo cavata da soli ma ora il numero sta esplodendo. Come potete darci una mano?".
Il valore del volontariato.
“Ecco, non è solo occuparsi di numeri e cibo. Ma far sentire alle persone che qualcuno pensa a loro, anche se magari c’è meno da spartire. Che non sono buttate ai margini della società, che continuano ad essere dentro una trama di rapporti e di relazioni. Nessun ente pubblico  fa questo. O il volontariato o nessuno”.