Torino, 5 settembre 2018 - «Siamo pieni di prenotazioni per settimane, salvo qualche piccola eccezione. Abbiamo clienti che hanno prenotato anche dal Veneto (da Torino, Venezia dista 400 chilometri, ndr) e la maggior parte ha scelto la mattina o il pomeriggio per l’appuntamento. Anche per questo motivo per il momento non terremo aperto di notte. Abbiamo richieste anche per degli addii al celibato», così raccontano a Wired i gestori del marchio LumiDolls, che lunedì scorso hanno aperto a Torino la prima casa di appuntamento con bambole del sesso (sex dolls) in Italia. Fino ai primi di novembre, due mesi dunque, il bordello del silicone è «sold out».

Le bambole non sono gonfiabili o cyborg, ma sono fatte di silicone «così riescono a riprodurre in modo realistico le fattezze di uomini e donne», spiegano i fondatori del brand. È tutto legale e il boom delle Barbie del sesso parte da un franchising europeo, già presente a Mosca e Barcellona. «Il mercato esploderà in Italia, grazie alle leggi molto rigide sulla prostituzione», ha spiegato Sergi Prieto, il co-fondatore della spagnola LumiDolls. Prieto ha 28 anni ed è uno dei quattro soci del gruppo che importa, vende, affitta a domicilio e mette a disposizione nei bordello le bambole. Il conto per la prestazione hard si salda sul posto, a un receptionist addetto anche a svolgere le due ore di pulizia con un sapone anti batterico delle bambole – alcune molto prosperose, altre con lineamenti orientali – o del bambolo. Già, perché in vendita ci sono sette donne artificiali e Alessandro, a partire da 80 euro per mezz’ora. Per un’ora si devono sborsare 100 euro. All’ingresso si può optare per una delle tre stanze disponibili nell’appartamento.

Così in mostra ci sono Kate, Molly, Arisa e altre prostitute senz’anima. Le regole sono stringenti: bisogna togliersi catenine e braccialetti evitando così di fare male alle partner, e mettere il preservativo. Discrezione, privacy e anonimato fanno parte del pacchetto. Questo il codice etico da sottoscrivere quando si decide di provare l’esperienza dell’appuntamento con un sex dolls: è vietato, inoltre, tirare le mani delle bambole e per precauzione contro i maltrattamenti vengono trattenuti sempre 50 euro da ogni cliente come caparra. È possibile fare sesso nel letto, ma è vietato invece compiere l’atto sessuale nella doccia «perché le bambole non sanno stare in piedi da sole». Dopo l’appuntamento hard, le bambole vengono portate in uno dei locali dell’appartamento a sud di Torino: lì avviene la pulizia completa della durata di due ore che, però, la società preferisce mantenere segreta «a causa di accordi con la casa madre». In questi giorni non sono mancate, oltre alla corsa degli uomini, le richieste di prenotazioni da parte di signore in cerca di emozioni diverse con il bambolo. Il rischio che i vicini si lamentino è alto, così LumiDolls Torino ha deciso di attrezzarsi ed evitare grane: presto sarà raggiunto il massimo livello di insonorizzazione e le urla dei clienti resteranno ‘in famiglia’.

Le bambole, da tempo, non solo sono a noleggio, ma anche in vendita: il costo va dai 700 ai 2mila dollari sul sito dell’azienda catalana. Ma, se l’exploit di Torino sembra notevole e prospetta un buon business agli investitori, gli italiani non ammettono di scaldarsi per le sex dolls (solo un intervistato su quattro dai sondaggisti di YouGov per Wired le proverebbe e meno di uno su cinque, sopra i 55 anni), anche se rimangono aperti alla novità (solo uno su cinque ne vieterebbe l’uso). La ricerca rivela un giudizio contrastante sui nuovi strumenti del sesso: due su tre le considerano sex toys (solo uno su venti, infatti, le accomuna alla prostituzione) ma non prenderebbero mai e poi mai appuntamenti hot di questo genere. Insomma, le bambole in silicone non hanno conquistato l’immaginario erotico degli italiani.