Una nuova strage di balene, ma stavolta non vanno incolpati i troppi capitan Achab giapponesi o finlandesi che per accoppare Moby Dick mettono in pericolo una intera specie. Stavolta i grossi cetacei, per esattezza globocefali, hanno perso l’orientamento forse seguendo i pesci da cacciare troppo vicino alla riva e sono finiti spiaggiati sulle coste dell’isola di Tasmania, a Macquarie Harbour, 200 chilometri a nord ovest di Hobart. Il bilancio è terribile: gli esemplari morti sono...

Una nuova strage di balene, ma stavolta non vanno incolpati i troppi capitan Achab giapponesi o finlandesi che per accoppare Moby Dick mettono in pericolo una intera specie. Stavolta i grossi cetacei, per esattezza globocefali, hanno perso l’orientamento forse seguendo i pesci da cacciare troppo vicino alla riva e sono finiti spiaggiati sulle coste dell’isola di Tasmania, a Macquarie Harbour, 200 chilometri a nord ovest di Hobart. Il bilancio è terribile: gli esemplari morti sono 380, circa novanta quelli che hanno potuto riprendere il mare, aiutati da molti volontari, e che hanno rischiato l’eutanasia se non fossero riusciti a recuperare le loro forze e mettersi di nuovo in viaggio raggiungendo acque più profonde.

Purtroppo alcuni esemplari, almeno quattro, sono in condizioni talmente deperite che i veterinari dovranno abbatterli. La loro sofferenza sarebbe troppa anche per il più grande dei mammiferi. Quindi subiranno un’iniezione di cloruro di potassio al cuore; gli esemplari più piccoli riceveranno un’esecuzione vera e propria a colpi di fucile. Un’evenienza che non fa gioire gli esperti, tutt’altro.

 

"La scelta dell’eutanasia è etica e umana – spiega lo zoologo Mike Double – : l’animale soffrirebbe troppo rimanendo a coprirsi di vesciche al sole". E quindi si agisce, dice il biologo Kris Carlyon, "esclusivamente per motivi legati al loro benessere". Con la morte delle balene che non riusciranno a solcare di nuovo l’Oceano il problema non sarà comunque risolto del tutto: lo smaltimento delle carcasse non è facile e potrebbe creare un problema ambientale; avviarle verso il mare aperto vorrebbe dire scatenare la guerra fra gli squali per la carne della balena.

Seppure non a rischio estinzione, questa specie ha un record di spiaggiamenti molto alto: addirittura nel 1918 furono quasi un migliaio i globocefali che andarono a morire sulle coste della Nuova Zelanda, e in Tasmania solo tre anni fa vennero soccorsi 200 animali, la maggior parte dei quali purtroppo non ce la fece. Conosciuto anche come "balena pilota", il globocefalo ha una lunghezza massima di nove metri e dovrebbe condurre un branco al sicuro: invece accade spesso che non siano così fortunate come il loro appellativo farebbe presupporre. I mari del Sud sono il loro habitat più naturale, ma anche nell’Atlantico del Nord ci sono delle comunità che fanno ben sperare per la prosecuzione della specie, caccia o perdita di orientamento permettendo.