Un massacro di innocenti, il più grave dall’inizio delle proteste contro il golpe: almeno 59 morti ieri, con media locali che riferiscono di oltre un centinaio. La Birmania è ormai in fiamme, con migliaia di giovani che continuano a scendere nelle strade nonostante le forze di sicurezza sparino per uccidere da settimane, scioperi generali, la legge marziale nell’ex capitale e un nuovo stop al traffico internet per impedire al dissenso di organizzarsi. Il bilancio di ieri parla di cinque ragazzi uccisi a Myingyan e Aunglan, il giorno dopo una domenica di guerra urbana a Yangon. Dopo che folle di manifestanti avevano attaccato 32 fabbriche legate alla Cina, polizia e militari hanno cercato di disperdere la folla sparando ad altezza d’uomo.