di Antonella Coppari Dopo mesi in stand by, la discussione sul ddl Zan è finalmente partita in aula. Non è stato certo un avvio sereno: urla e schiamazzi hanno attraversato il Senato, con l’ex magistrato Pietro Grasso a sgolarsi tanto da far temere l’infarto. A far le spese del clima infuocato anche la presidente Elisabetta Casellati quando convoca una conferenza dei capigruppo (peraltro già annunciata), suscitando le ire del fronte pro-legge: "Gli europei li abbiamo già vinti, non voglio un clima da stadio", bacchetta i facinorosi. Sull’approdo, del resto, ora nessuno scommetterebbe a cuor leggero. Gli ostacoli sono tanti: il più minaccioso è quel voto segreto che ieri sera Renzi ha...

di Antonella Coppari

Dopo mesi in stand by, la discussione sul ddl Zan è finalmente partita in aula. Non è stato certo un avvio sereno: urla e schiamazzi hanno attraversato il Senato, con l’ex magistrato Pietro Grasso a sgolarsi tanto da far temere l’infarto. A far le spese del clima infuocato anche la presidente Elisabetta Casellati quando convoca una conferenza dei capigruppo (peraltro già annunciata), suscitando le ire del fronte pro-legge: "Gli europei li abbiamo già vinti, non voglio un clima da stadio", bacchetta i facinorosi. Sull’approdo, del resto, ora nessuno scommetterebbe a cuor leggero. Gli ostacoli sono tanti: il più minaccioso è quel voto segreto che ieri sera Renzi ha difeso nell’emiciclo, intervenendo sulle pregiudiziali di costituzionalità (presentate da Lega e Fd’I) respinte con i 136 no del centrosinistra contro i 124 sì del centrodestra (più 4 astenuti). Siignifica che i 17 voti di Iv saranno determinanti.

La linea che il leader fiorentino illustra è quella nota: la mediazione è necessaria per far passare un testo che altrimenti rischia di essere abbattuto dai franchi tiratori. "Siamo a un passo dal traguardo ma se qui si confrontano solo gruppi di ultrà non si porta a casa il risultato, il voto segreto è un’incognita", scandisce. E poco importa se Mirabelli (Pd) scandisce: "A noi non pare che siamo a un passo", l’ex premier va oltre, parando la critica di chi sostiene che il ddl non possa essere modificato di una virgola perché altrimenti dovrebbe tornare alla Camera, dove resterebbe impantanato: "La mediazione non basta, ci vuole un patto politico che assicuri il passaggio della legge a Montecitorio in 15 giorni". Pure Salvini si spende per la trattativa: "Togliamo quello che divide (in ballo gli articoli 1, 4 e 7, ndr): per l’ok basta un mese". Ma l’intesa con l’ex maggioranza di Conte non ci sarà: il destino del ddl sarà affidato al bussolotto del voto segreto.

E l’alea è alta: ieri Iv ha votato contro le pregiudiziali, ma non c’erano dubbi in proposito. Quando si entrerà nel merito molti prevedono che il comportamento dei renziani sarà diverso. Peraltro, sia nel Pd che nei 5 Stelle serpeggia un dissenso che, ufficialmente, promette di non trasformarsi in voto ma chissà se, al coperto dell’urna, sarà così. Non è l’unico interrogativo che grava sul provvedimento: oggi si voteranno le sospensive e l’esito non dovrebbe essere diverso da quello di ieri, poi si aprirà la discussione generale. Le ostilità riprenderanno sul serio solo martedì, con la presentazione degli emendamenti: la Lega è un’incognita. Nonostante l’abbia negato ieri sdegnosamente, il comportamento del presidente della commissione giustizia, Andrea Ostellari, finora è parso a molti ostruzionista.

Negli ultimi giorni però il Carroccio si è spostato, prendendo le distanze dalla contrarietà a tutto campo di Giorgia Meloni: non è escluso che, invece di presentare una valanga di emendamenti, si limiti a poche richieste di modifiche concordate con Renzi, evidenziando coi fatti l’asse. Con l’agenda ingolfata, un numero spropositato di emendamenti potrebbe rendere inevitabile lo slittamento a settembre dell’esame del testo. Ma non è detta l’ultima parola: il fronte Pd-5S-LeU sta mettendo a punto un mazzetto di emendamenti remissivi che avrebbero la stessa funzione del "canguro", perché ognuno provocherebbe la decadenza automatica di decine, se non centinaia, di emendamenti ostruzionistici. Comunque la si giri, insomma, la partita è tutta da giocare.