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4 mar 2022

Aziende in fuga, il gigante del petrolio si ribella Da potenza a reietta: la Russia è in ginocchio

Ikea e Volkswagen chiudono l’attività, la banca Aiib congela gli investimenti. Anche la russa Lukoil chiede di fermare la guerra. Le agenzie di rating declassano il debito pubblico. Ora il Paese, sempre più isolato sulla scena internazionale, fa i conti con il rischio default

4 mar 2022
claudia marin
Cronaca
Un uomo cammina tra le macerie prodotte dai bombardamenti nella piccola città di Borodyanka, vicino a Kiev. Le truppe russe sono entrate in Ucraina il 24 febbraio scorso
Un uomo cammina tra le macerie prodotte dai bombardamenti nella piccola città di Borodyanka, vicino a Kiev. Le truppe russe sono entrate in Ucraina il 24 febbraio scorso
Un uomo cammina tra le macerie prodotte dai bombardamenti nella piccola città di Borodyanka, vicino a Kiev. Le truppe russe sono entrate in Ucraina il 24 febbraio scorso
Un uomo cammina tra le macerie prodotte dai bombardamenti nella piccola città di Borodyanka, vicino a Kiev. Le truppe russe sono entrate in Ucraina il 24 febbraio scorso
Un uomo cammina tra le macerie prodotte dai bombardamenti nella piccola città di Borodyanka, vicino a Kiev. Le truppe russe sono entrate in Ucraina il 24 febbraio scorso
Un uomo cammina tra le macerie prodotte dai bombardamenti nella piccola città di Borodyanka, vicino a Kiev. Le truppe russe sono entrate in Ucraina il 24 febbraio scorso

di Claudia Marin Di sanzione in sanzione, la Russia diventa sempre più off-limits per i colossi del business. La fuga lampo dal regno di Putin è un tam tam che traduce in fatti un ordine di scuderia ormai globale. E così da Ikea a Volskwagen, fino a Generali e ai big dell’energia, si allunga la lista delle multinazionali che sloggiano alla svelta da un Paese che è ormai conclamato "paria" di collaborazioni d’affari, costi quel che costi l’abbandono di quel campo minato, fino a ieri fiorente mercato del mondo. Una uscita di massa che preoccupa oligarchi e aziende russe tanto che i vertici di Lukoil, gigante del petrolio di Mosca, vengono clamorosamente allo scoperto esprimendo solidarietà alle vittime della guerra e avvisando: "Sosteniamo una rapida fine del conflitto armato e sosteniamo". Nelle stesse ore in cui Moody’s e Fitch decretano il "livello spazzatura" per i titoli di Stato russi, inviando a Mosca il raggelante segnale di un possibile default, e perfino la mega banca cinese di Xi, l’istituto asiatico per gli investimenti nelle infrastrutture (Aiib), chiude senza indugio i rubinetti a Putin, la grande fuga dal Paese degli zar è un fatto conclamato. A tarda serata poi Standard & Poor’s fa sapere di aver tagliato ancora il rating della Russia (da BB+ a CCC-), spingendolo sempre di più in territorio “Junk“. Dall’Italia, mentre Sace lancia un allarme sul "rischio di credito delle controparti pubbliche e private" di Mosca e teme "espropri come ritorsione" dopo le sanzioni, le banche riflettono sul da farsi: Intesa Sanpaolo, con le sue 28 filiali ed oltre 900 dipendenti in Russia, spiega che la sua presenza "è oggetto di valutazioni strategiche", e analoga è la posizione di Unicredit. Rompe gli indugi Generali che ha deciso di lasciare i tre posti nel board di Ingosstrakh, la compagnia russa ...

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