Adelina Sejdini, 47 anni
Adelina Sejdini, 47 anni
Rincorreva un sogno: ottenere la cittadinanza italiana, ma quello Stato che tanto amava le ha voltato le spalle e lei non ha retto. Adelina, all’anagrafe Alma Sejdini, sabato sera mentre si trovava a Roma per chiedere quelli che riteneva i suoi diritti, ha scavalcato il parapetto di ponte Garibaldi e si è lanciata nel vuoto. Quella voce "albanese" al posto di apolide scritta sul permesso di soggiorno che la questura di Pavia dove risiedeva, le aveva rilasciato da poco proprio non riusciva a sopportarla. "La mia cittadinanza è xxx – diceva la donna –, non sono albanese. Se torno in...

Rincorreva un sogno: ottenere la cittadinanza italiana, ma quello Stato che tanto amava le ha voltato le spalle e lei non ha retto. Adelina, all’anagrafe Alma Sejdini, sabato sera mentre si trovava a Roma per chiedere quelli che riteneva i suoi diritti, ha scavalcato il parapetto di ponte Garibaldi e si è lanciata nel vuoto. Quella voce "albanese" al posto di apolide scritta sul permesso di soggiorno che la questura di Pavia dove risiedeva, le aveva rilasciato da poco proprio non riusciva a sopportarla. "La mia cittadinanza è xxx – diceva la donna –, non sono albanese. Se torno in Albania quelli mi ammazzano". Grazie alla sua coraggiosa collaborazione con la polizia, infatti, la donna era riuscita a sgominare e a fare arrestare una banda di sfruttatori di oltre 40 albanesi che rapivano le ragazze per farle prostituire. Arrivata da Durazzo a bordo di un gommone, Adelina era finita nelle mani dei suoi aguzzini dai quali era riuscita a liberarsi. Ma viveva sotto falso nome perché la mafia l’aveva condannata a morte. A Pavia, dove si era stabilita per farsi curare un tumore al seno molto aggressivo, con l’aiuto dell’Associazione invalidi civili era riuscita a ottenere il 100 per cento di invalidità e l’indennità, la cittadinanza però no. L’aveva chiesta a due presidenti della Repubblica, Giorgio Napolitano prima e Sergio Mattarella poi senza successo.

"Chiedo di diventare italiana prima di morire" ripeteva spesso. E al Capo dello Stato avrebbe voluto chiederlo anche il 5 settembre, quando venne a Pavia per l’inaugurazione dell’anno accademico, però non le fu possibile incontrarlo.

E, invece, di diventare italiana almeno da un punto di vista burocratico era tornata ad essere albanese grazie a un permesso di soggiorno rilasciato più per affetto da parte della questura che per meriti speciali. Per quel motivo la 47enne aveva deciso di andare a Roma a chiedere direttamente ai funzionari del Viminale di intervenire per correggere il documento che rischiava di non consentirle di ottenere un alloggio popolare come aveva chiesto e quei pochi benefici che aveva e con i quali si manteneva non potendo avere un lavoro. Per attirare l’attenzione la donna si è persino data fuoco sul piazzale ed è stata ricoverata all’ospedale Santo Spirito per farsi curare le gravi ustioni. Dimessa, Adelina si è presentata davanti al Quirinale nel tentativo di chiedere aiuto al presidente Mattarella.

Ma la polizia ha prelevato la donna consegnandole il foglio di via e il divieto di fare ritorno sul territorio comunale di Roma per un anno. "Io che sono la legalità in persona vengo trattata come un criminale – aveva detto venerdì sera –. Devo andarmene entro domani". Disperata e sola, sabato sotto la pioggia ha scavalcato il parapetto di ponte Garibaldi e si è buttata su una banchina di cemento. Inutili i tentativi di trattenerla fatti da alcuni passanti e da una pattuglia della polfer di Roma Termini. Adelina è morta sul colpo e non lo ha fatto da cittadina italiana.