Raffaele Marmo È noto l’avviso di Alcide De Gasperi: "La differenza fra un politico e uno statista sta nel fatto che un politico guarda alle prossime elezioni mentre lo statista guarda alle prossime generazioni". Ma se volessimo aggiornarlo alla fluidità accelerata del tempo presente, dovremmo...

Raffaele

Marmo

È noto l’avviso di Alcide De Gasperi: "La differenza fra un politico e uno statista sta nel fatto che un politico guarda alle prossime elezioni mentre lo statista guarda alle prossime generazioni". Ma se volessimo aggiornarlo alla fluidità accelerata del tempo presente, dovremmo dire che ormai il politico guarda al prossimo sondaggio e su questo di fatto regola la sua azione.

Eppure, anche senza resuscitare la concezione leninista del partito-guida avanguardia della classe operaia, restiamo affezionati all’idea che la leadership politica si eserciti non inseguendo l’ultimo decimale del più recente sondaggio, ma disegnando e dispiegando una prospettiva strategica per la proprio comunità.

D’altra parte, c’è – e si intravede in modo netto nelle vicende convulse di questi anni – un nesso evidente tra il sondaggismo dilagante in tutte le sue forme e le tendenze populiste di certe forze politiche. Che cosa sono, in fondo, il voto su una piattaforma online e l’elevazione a sistema di una malintesa democrazia diretta in salsa grillina?

Ma, in realtà, anche chi si professa non populista o non sovranista ha finito per aggrapparsi al sondaggio come bussola che indica la strada, cadendo dentro una trappola che si auto-alimenta e si auto-consuma.

Quando, in realtà, è sempre più manifesto il bisogno opposto: quello delle nostre inquiete e tramortite società di avere una regia che guardi davvero alle prossime generazioni e non si bruci nell’effimero di un eterno presentismo.