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7 giu 2022

Avanza il pensiero unico È tornato il maccartismo

7 giu 2022
cesare de carlo
Cronaca

di Cesare De Carlo

Orwell a Mosca? Guardiamo più vicino. In casa nostra per esempio. L’altro giorno un giornale pubblicava i nomi e le foto di giornalisti, professori, influencer accusati di filoputinismo. La lista proveniva dal Copasir? Oppure dai Servizi segreti? Entrambi sono organisimi dello Stato cui è affidata la nostra sicurezza. E la sicurezza, in questo caso, da cos’è minacciata? Da spionaggio, complotti, sabotaggi, contrabbando e finanziamenti in violazione dell’embargo? No. Dalle opinioni di questi signori. Al di là della condanna dell’aggressore, dei crimini di guerra, dei furti del grano ucraino con il disegno di ricattare l’Occidente e affamare il Terzo Mondo, i personaggi destinati alla riprovazione pubblica hanno osato fare delle analisi. Analisi non propaganda. Analisi non omogenee. Imperdonabile. Sulle sanzioni: danneggiano di più la Russia o anche la nostra economia? Sui tempi dell’invasione: c’erano stati segni premonitori che avremmo potuto e dovuto prevenire? Sul background storico: dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica ad oggi la Nato allargandosi a est ha provocato la sindrome da accerchiamento? Partigianeria filoputiniana? No, geopolitica. Gli italiani se ne disinteressavano sino a tre mesi fa. Sui giornali la politica estera era confinata nelle ultime pagine se non ignorata. E in televisione le polemiche erano la proiezione del provincialismo italiano. Ma mai prima dell’Ucraina erano scadute in una specie di deriva distopica, cioè orwelliana. In altre parole mai il commentatore che si dissociasse dalla retorica uniforme aveva visto il suo nome in una lista di reprobi e infrequentabili. Sentenziò Voltaire: non sono d’accordo, ma darei la vita perché tu lo possa dire. Iperbole antica. Oggi la libertà di espressione sembra in ritirata. Da una trentina di anni, dopo la fine dell’ultimo totalitarismo europeo, sembrava una conquista irreversibile. E invece... Invece dobbiamo rispolverare Orwell e il suo ministero della Verità. La censura si presenta nella forma più subdola, l’autocensura per evitare di essere emarginato. Avanza il pensiero unico. L’America ne è già una palestra. La sua Cancel Culture, il razzismo rovesciato dei dem, il conformismo dei media colpiscono al cuore la più antica democrazia del mondo. La riportano a un altro periodo di intolleranza, censura, discriminazioni. La riportano al dopoguerra, al maccartismo originato a destra e non a sinistra. Joseph McCarthy vedeva comunisti dappertutto. Influenzò, condizionò, epurò la vita politica, sociale, culturale. Ora i profeti della "diversity, inclusion, equity" vedono retrogradi asociali e segregazionisti dappertutto. Pochi hanno il coraggio di contestarli. E nessuno morirà per farli parlare.

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