Roma, 13 MAGGIO 2019 -  "Garantieremo un uso corretto degli autovelox, per evitare vessazioni a danno dei cittadini, spesso costretti a pagare multe salate senza nemmeno essere stati informati sull’installazione degli strumenti... I proventi saranno usati per manutenzione e messa in sicurezza delle strade". Parlava così – testuale – il 20 marzo il ministro Toninelli alla Camera, incalzato da Simone Baldelli di Forza Italia.

Il parlamentare chiedeva chiarimenti su macchinette, introiti delle sanzioni e obbligo per i Comuni di trasmettere i dati a Roma entro maggio, ogni anno, pena la decurtazione dei fondi, "ma lo fanno solo 300 amministrazioni su 8mila". Mettiamoci comodi: stavolta siamo in ritardo di tremila giorni con il decreto attuativo. Sì, avete capito bene, 9 anni. Circola solo una bozza. Inutile che la legge 120 del 2010 abbia messo per iscritto regole sull’uso dei velox e obblighi per i sindaci. Perché nessun governo li ha tradotti in pratica. Baldelli – con una risoluzione votata all’unanimità – ha strappato almeno l’impegno (scritto) di inviare alla conferenza Stato-Regioni uno schema di testo entro il mese. Nel frattempo, cosa rischiano i Comuni inadempienti? Sincero: "In teoria, da codice della strada, una decurtazione del 30% sulle risorse. In pratica, nulla. Oggi la sanzione è inapplicabile".

"Manca ancora un pezzetto di testo – aggiunge Enrico Pagliari, ingegnere dell’Aci, responsabile dell’area tecnica –. Bisogna capire come i Comuni devono classificare nel bilancio gli incassi delle sanzioni, da destinare a interventi sulla sicurezza". Per il funzionamento degli autovelox, lo slogan "mai più imboscate" non è nuovo. Risale a due anni fa, quando l’allora ministro dell’Interno Minniti aveva firmato una circolare che trasformava in carta straccia le multe elevate con strumenti nascosti o non tarati periodicamente. Ma quello era un indirizzo. Il problema è che mancano decreti un po’ su tutto. Elenca Luigi Altamura, comandante della polizia locale a Verona, nella cabina di regia dell’Anci: "Drogometro, prestanome, educazione stradale, farmaci pericolosi per la guida... Tutti dipendenti dalla legge 120 del 2010. Dico una cosa un po’ forte: sulla sicurezza non si sta più facendo una battaglia come qualche anno fa. Dopo la patente a punti, dopo l’omicidio stradale, sembra tutto a posto. Invece no. Piangiamo comunque 3.370 morti all’anno, sono quasi dieci al giorno".

Luigi Altamura

DROGOMETRO. "L’attestazione di alterazione da sostanza stupefacente alla guida - chiarisce Altamura - oggi è possibile solo con la certificazione di un medico legale o del pronto soccorso, attraverso un prelievo. Non ci sono strumenti paragonabili all’etilometro. La Stradale ha avuto in sperimentazione apparecchiature, ma non erano certificate. Nel 2010 si prevedeva un decreto attuativo, di concerto tra ministeri della Sanità, Interno e Trasporti, che indicasse i dispositivi per contestare immediatamente l'uso di droghe alla guida. Stiamo ancora aspettando".

PRESTANOME. Inquietante anche lo scenario sui prestanome. "Il decreto – rimarca il comandante – mi deve dare strumenti operativi, stabilendo ad esempio il numero dei veicoli o il reddito Isee che fa scattare l’allerta. Parliamo di un fenomeno imponente. Le indagini hanno individuato 300 persone fisiche o giuridiche e 89mila mezzi, intestati a soggetti che fanno i noleggiatori per la criminalità. Usare un'auto intestata a un prestanome garantisce l'obiettivo di rimanere invisibili. Questi veicoli sono usati per furti, rapine o pirateria stradale. I prestanome sono italiani che non dichiarano nulla al fisco ma soprattutto stranieri, in particolare dell'est, rumeni o bulgari. Magari sono riusciti ad aprire la partita Iva sfruttando sconti fiscali. Aprono per pochi mesi, fanno passaggi di proprietà di decine e decine di veicoli poi diventano uccel di bosco. Abbiamo trovato addirittura chi è riuscito a farsi intestare veicoli mentre era in carcere".

FARMACI. "Manca anche il decreto attuativo sui farmaci pericolosi per la guida - aggiunge Altamura -. Così, nonostante il grande lavori di Aci e Istat, non abbiamo statistiche sugli incidenti provocati dall'uso di medicine che possono dare sonnolenza, disattenzioni, magari convulsioni improvvise".

EDUCAZIONE STRADALE. E ancora nessuna notizia del decreto attuativo sull'educazione stradale. "Mai attuato l'articolo 230 del codice della strada - ricorda Altamura -. Nella solita legge 120 del 2010 si diceva che il ministero della Pubblica istruzione avrebbe dovuto fare un piano formativo d'intesa con il Mit. Mai visto. Qualche giorno fa alla Camera è stata approvata la reintroduzione dell'educazione civica, all'articolo 3 qualcuno ci ha aggiunto anche l'educazione stradale. Ma è un'altra storia, non ci sono i contenuti dei percorsi. Quindi è una cosa fatta a metà".