di Michele Pusterla CHIESA VALMALENCO (Sondrio) Frana-assassina ieri in Valtellina. Papà e mamma uccisi e figlioletto di soli 5 anni ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. La vacanza sui monti di Chiareggio, un presepe di case a 1.500 metri di altitudine, fra boschi di abeti e pini profumati, si è trasformata in tragedia per una famiglia residente in Lombardia, in provincia di Varese, ma originaria di Roma. Ma i contorni della tragedia in montagna sono ancora più pesanti: la bambina che viaggiava con loro (che proprio ieri aveva compiuto 10 anni), figlia di un’altra coppia, il cui padre, da solo, seguiva la loro vettura, ha perso anche lei la vita. Tutti inghiottiti da quel mare di fango, acqua, sassi precipitati...

di Michele Pusterla

CHIESA VALMALENCO

(Sondrio)

Frana-assassina ieri in Valtellina. Papà e mamma uccisi e figlioletto di soli 5 anni ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. La vacanza sui monti di Chiareggio, un presepe di case a 1.500 metri di altitudine, fra boschi di abeti e pini profumati, si è trasformata in tragedia per una famiglia residente in Lombardia, in provincia di Varese, ma originaria di Roma. Ma i contorni della tragedia in montagna sono ancora più pesanti: la bambina che viaggiava con loro (che proprio ieri aveva compiuto 10 anni), figlia di un’altra coppia, il cui padre, da solo, seguiva la loro vettura, ha perso anche lei la vita. Tutti inghiottiti da quel mare di fango, acqua, sassi precipitati dalle pendici della valle del Nevasco, un torrentello in secca che, d’improvviso, per un violento temporale durato circa 10 minuti, si è gonfiato d’acqua travolgendo tutto quanto ha incontrato sulla sua strada. E così la villeggiatura vicino casa, in tutta sicurezza e senza rischi per il contagio, si è trasformata nel disastro di due famiglie.

Ma ecco la ricostruzione della sciagura, ovviamente ancora passibile di correzioni da parte della task-force di soccorritori sul posto dal tardo pomeriggio di ieri, quando è scattato l’allarme. La jeep condotta da Gianluca Pasqualone, 45 anni, non ha fatto in tempo ad attraversare il piccolo ponte sul Nevasco che è stata investita dalla frana. Un’onda scura di acqua, fango, sassi e grosse rocce. I detriti hanno spinto la macchina nel letto del torrente che è diventato una trappola mortale per gli occupanti.

Oltre al conducente del fuoristrada, Gianluca Pasqualone, è rimasta uccisa la moglie 41enne Silvia Brocca, che gli sedeva accanto, mentre il loro figlioletto Leo, di soli 5 anni, è stato estratto vivo dalla corrente impetuosa ed è stato trasportato d’urgenza all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo con uno dei quattro elicotteri che la centrale dell’Azienda regionale di emergenza e urgenza, diretta dal dottor Claudio Mare, è riuscita in tempi assai rapidi a mandare sul posto.

Non ha, purtroppo, avuto scampo nemmeno la bambina che viaggiava con loro. Tutte le vittime risiedevano a Comabbio, un paese di 1.200 abitanti, sull’omonimo lago in provincia di Varese.

Il papà della ragazzina, Davide Rizzi di 49 anni, che seguiva la vettura di Pasqualone, è stato a sua volta sbalzato nel torrente con la sua macchina e annaspando nel fango è riuscito, non senza fatica, a mettersi in salvo, seppure ferito. È stato caricato su un altro elicottero, ma si disperava di continuo, non voleva salirci: "Lasciatemi, devo scendere in acqua a salvare mia figlia...". Non sapeva che, purtroppo, per la bimba non c’era più nulla da fare. Lui è stato trasportato d’urgenza all’ospedale Manzoni di Lecco, in codice giallo, quello di media gravità: aveva una ferita seria all’addome.

Imponente la macchina dei soccorsi con i Vigili del fuoco che hanno mandato a Chiareggio diverse squadre dal Comando provinciale di Sondrio, supportate dai volontari di Chiesa in Valmalenco e di Tresivio. Ma sono arrivati anche gli uomini del Soccorso Alpino della VII Delegazione di Valtellina e Valchiavenna con gli esperti militari del Sagf della Guardia di Finanza di Sondrio, Chiavenna e Bormio. A lungo, infatti, si è temuto che altre auto potessero essere state investite dalla colata scesa dalla Val Nevasca. Al punto che uno dei 4 velivoli mobilitati da Areu, giunto da Brescia, ha portato personale Usar, specializzato nella ricerca in macerie.

A coordinare le prime indagini dei carabinieri, con in testa il comandante provinciale, colonnello Emanuele De Ciuceis, il vice, ossia il tenente colonnello Rocco Taurasi e il maggiore Serena Federica Galvagno, il magistrato di turno alla Procura di Sondrio, Stefano Latorre.