3 apr 2022

Attore, mercenario, sportivo e spia La vita da film del soldato Moneta

È scomparso a 85 anni. Nato a Fiume è cresciuto a Macerata. Approdato per caso sul set grazie alla sua Rolls Royce

paola pagnanelli
Cronaca
Tullio Moneta, morto a 85 anni, era nato a Fiume. Ha vissuto fino al 1957 a Macerata dove era arrivato da bambino
Tullio Moneta, morto a 85 anni, era nato a Fiume. Ha vissuto fino al 1957 a Macerata dove era arrivato da bambino
Tullio Moneta, morto a 85 anni, era nato a Fiume. Ha vissuto fino al 1957 a Macerata dove era arrivato da bambino

di Paola Pagnanelli Sportivo, attore, mercenario nella giungla del Congo e imprenditore. Ci sono mille vite in quella vissuta dal maceratese Tullio Moneta, morto giovedì sera a 85 anni. Dalla giungla a Hollywood, passando per colpi di stato e missioni segrete, una delle quali ispirò il celebre film I quattro dell’oca selvaggia, con il suo spirito di avventura ha attraversato in leggerezza i contesti più disparati. Nato a Fiume, arrivò a Macerata a 7 anni dove rimase fino al 1957 per poi traferirsi in Umbria. Il fisico prestante lo aveva fatto mettere in luce nel lancio del peso, ma invece dei giochi olimpici, grazie alla conoscenza di inglese e francese ottenne l’assunzione in una società commerciale francese, e nel 1961 fu mandato in Sierra Leone. "Coprivo la costa occidentale dal Senegal al Gabon – raccontava –. Negli anni Sessanta l’Africa era un posto bellissimo". In occasione di un viaggio in Sudafrica, nel 1964, si innamorò di quel Paese e decise di rimanere lì. Conobbe Luigi Tozzi, che aveva lavorato con il regista Gualtiero Jacopetti nel film Africa addio; Moneta aveva una grossa auto americana, che Tozzi volle portare in Congo per un altro film. "In Congo c’era la guerra. Venni a sapere che Mike Hoare del Quinto comando, a Leopoldiville, l’attuale Kinshasa, cercava un interprete di francese e inglese, e decisi di arruolarmi con lui". Entrato nell’Armata nazionale, fu addestrato con i parà belgi, al comando di ufficiali britannici, rodesiani e sudafricani, contro i ribelli Simba, tra agguati, battaglie campali e assedi. "Una volta mi sono svegliato con un soldato che mi puntava un Ak-74 contro, due volte mi hanno dato per morto. Però mi piaceva combattere, era la mia natura. Poi c’erano anche gli ideali, ho sempre voluto difendere l’Occidente e l’Europa contro il marxismo. Ma la molla più forte ...

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