Il farmacologo Antonio Clavenna
Il farmacologo Antonio Clavenna
Dal 27 dicembre in Italia sono state vaccinate 1,4 milioni di persone mentre circa 3 milioni hanno ricevuto la prima dose. Al momento sono tre i vaccini approvati dall’Ema e in uso in Italia: Pfizer-BioNTech, Moderna e AstraZeneca. L’11 marzo potrebbe arrivare il via libera europeo al vaccino Johnson & Johnson. In che cosa si distinguono i vaccini finora disponibili? "La differenza è nei due approcci – spiega Antonio Clavenna, farmacologo, ricercatore dell’Istituto Mario Negri di Milano –...

Dal 27 dicembre in Italia sono state vaccinate 1,4 milioni di persone mentre circa 3 milioni hanno ricevuto la prima dose. Al momento sono tre i vaccini approvati dall’Ema e in uso in Italia: Pfizer-BioNTech, Moderna e AstraZeneca. L’11 marzo potrebbe arrivare il via libera europeo al vaccino Johnson & Johnson.

In che cosa si distinguono i vaccini finora disponibili?

"La differenza è nei due approcci – spiega Antonio Clavenna, farmacologo, ricercatore dell’Istituto Mario Negri di Milano – Pfizer e Moderna usano molecole di Rna messaggero, che contengono le informazioni necessarie per sintetizzare la proteina Spike, quella che il virus usa per agganciarsi alle cellule . Producendo la Spike si attiva la risposta immunitaria. AstraZeneca, Johnson & Johnson e Sputnik, il vaccino russo, usano come vettore un virus innocuo per l’uomo per veicolare il gene che produce la Spike. L’effetto è lo stesso".

Ma da un punto di vista dell’efficacia ci sono differenze?

"Se valutiamo l’insorgere della malattia con sintomi, AstraZeneca e Johnson & Johnson sono al 60 e 70%, mentre Pfizer e Moderna sono al 95%. Ma AstraZeneca ha svolto studi che dimostrano che l’efficacia diventa maggiore se si ritarda la somministrazione della seconda dose a tre mesi".

Ha ragione chi ritiene Astrazeneca un vaccino di serie B?

"I dati disponibili documentano che tutti e tre i vaccini e anche J&J hanno la stessa efficacia, intorno al 90 95 per cento. Da un punto di vista della salute pubblica sono tutti efficaci perché riducono il rischio di intasare gli ospedali".

E sul piano del contagio?

"Ancora non si sa quanto i vaccini possano proteggere dalle forme asintomatiche. Sembrerebbe che riescano a ridurre sensibilmente la contagiosità. Ovviamente AstraZeneca, essendo meno efficace sulle forme della malattia con sintomi, potrebbe avere meno capacità di interrompere la circolazione del virus. Un aspetto che si valuterà più avanti, ora l’obiettivo è proteggere i più vulnerabili".

E il russo Sputnik?

"Un recente studio su Lancet documenta una buona efficacia, paragonabile a quella dei vaccini a Rna messaggero, e anche una buona sicurezza. La vera complicazione riguarda la Russia e la sua volontà di sottoporre a Ema la richiesta di approvazione".

Ci sono altri vaccini che sembrano promettenti?

"Sembra di sì, quanto meno nella prevenzione delle forme più gravi. Penso a quello cinese prodotto da Sinopharm. Sembra avere un’efficacia dell’80% ma mancano studi pubblicati".

Valentina Bertuccio D’Angelo