Poco più di tre milioni e mezzo di dosi di vaccino anti Covid somministrate alla data di ieri in Italia. Per la precisione 3.647.651, con 1.338.877 persone che hanno già ricevuto anche la seconda dose. Comunque sia poche (su 4,7 milioni di vaccini distribuitivi alle Regioni), con ritardi che si vanno accumulando. Sono lontani i tempi in cui l’Italia primeggiava nella classifica per numero di vaccinazioni rispetto ad altri Paesi Ue. In meno di un mese è scivolata verso il fondo, quint’ultima prima della Croazia e del Belgio e superata da Germania, Spagna, Francia, Slovenia e Repubblica Ceca. Il bollettino Covid dell'Italia del 24 febbraio Il report del ministero della...

Poco più di tre milioni e mezzo di dosi di vaccino anti Covid somministrate alla data di ieri in Italia. Per la precisione 3.647.651, con 1.338.877 persone che hanno già ricevuto anche la seconda dose. Comunque sia poche (su 4,7 milioni di vaccini distribuitivi alle Regioni), con ritardi che si vanno accumulando. Sono lontani i tempi in cui l’Italia primeggiava nella classifica per numero di vaccinazioni rispetto ad altri Paesi Ue. In meno di un mese è scivolata verso il fondo, quint’ultima prima della Croazia e del Belgio e superata da Germania, Spagna, Francia, Slovenia e Repubblica Ceca.

Il bollettino Covid dell'Italia del 24 febbraio

Il report del ministero della Salute mette in luce che in molte regioni almeno una dose su quattro è rimasta nei freezer. Se, infatti, la Valle d’Aosta è la regione più virtuosa con il 91,9% delle dosi somministrate, le altre sono ben lontane da queste percentuali. La Toscana è seconda con l’80,9% ma ci sono realtà come quella della Calabria (55,3%) dove ben la metà delle dosi è rimasta inutilizzata. Gli appelli a fare presto si moltiplicano: sia sul fronte politico che su quello medico con Silvio Garattini, presidente dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, secondo il quale il virus non sarà debellato tanto presto e per questo serve una "riserva" strategica di antidoti sul territorio nazionale.

Si lavora, infatti, sulla possibilità di produrre un vaccino in Italia ed è partita la caccia agli impianti che potrebbero rispondere a questa necessità, ma ci vorranno comunque 4-6 mesi dal momento della loro attivazione per ottenere il prodotto. Domani il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti incontrerà il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi. La situazione è molto diversa tra una regione e l’altra. Intanto i governatori di Toscana, Emilia Romagna e Lazio puntano il dito contro la scarsità di dosi consegnate dalle case farmaceutiche (ieri la Reuters ha anticipato che AstraZeneca consegnerà alla Ue solamente il 50% delle 180 milioni di dosi previste per il secondo trimestre), sostenendo che il sistema regionale, dopo l’accordo con i medici di famiglia, potrebbe vaccinare il doppio delle persone al giorno. L’assessore alla Salute del Lazio, Alessio D’Amato è netto: "Potremmo fare 30mila vaccinazioni al giorno, adesso ne facciamo circa 9mila". "Oggi – rilancia il governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini –. non sono in ritardo quelli che devono vaccinare", il problema è che "non abbiamo le dosi".

L’obiettivo del nuovo governo sarebbe quello di arrivare, con una campagna di massa, a 500mila vaccinati al giorno contro gli 80-90 mila di oggi. In totale si immunizzerebbero 6 milioni di italiani al mese. Come? Utilizzando soprattutto medici di base e pediatri. Numeri alla mano, spiega il segretario della Fimmg Silvestro Scotti, "parliamo di circa 50mila operatori in più, divisi tra 40-43 mila tra medici di base e pediatri, e medici della cosiddetta guardia medica (più o meno 6-7 mila)". A loro spetterà il compito di inoculare il vaccino AstraZeneca a una platea di persone dai 18 ai 65 anni, con un innalzamento dell’età confermato dagli ultimi studi. La Protezione civile sarebbe pronta a mettere in campo 300 mila volontari, da utilizzare sia per allestire i centri vaccinali e le eventuali tensostrutture, sia per la parte sanitaria con la collaborazione della Croce rossa.