di Giovanni Serafini Non c’è stata la grande avanzata che fra un anno avrebbe potuto aprire a Marine Le Pen la strada per l’Eliseo. Ieri al primo turno delle regionali francesi si è piazzata invece largamente al primo posto la destra moderata dei Républicains, che fino a ieri sembrava addirittura fuorigioco. Il Rassemblement National di Marine Le Pen (nella foto), che i sondaggi davano per vincente, arranca in tutte le regioni compreso il suo bastione più importante, il Paca (Provenza-Alpi-Costa Azzurra), dove il suo candidato Thierry...

di Giovanni Serafini

Non c’è stata la grande avanzata che fra un anno avrebbe potuto aprire a Marine Le Pen la strada per l’Eliseo. Ieri al primo turno delle regionali francesi si è piazzata invece largamente al primo posto la destra moderata dei Républicains, che fino a ieri sembrava addirittura fuorigioco. Il Rassemblement National di Marine Le Pen (nella foto), che i sondaggi davano per vincente, arranca in tutte le regioni compreso il suo bastione più importante, il Paca (Provenza-Alpi-Costa Azzurra), dove il suo candidato Thierry Mariani, lungi dal vincere al primo colpo, si ritrova testa a testa con lo sfidante Renaud Muselier (Républicains). Sul piano nazionale il partito di Marine Le Pen si è fermato al 18,5 per cento, contro il 29 per cento della destra moderata. I trionfi di 5 anni fa, quando il Front National divenne il primo partito di Francia, sono lontani.

È il primo messaggio lanciato dagli elettori: alla guida delle regioni vogliono persone capaci, abituate a governare.

Il new look sapientemente sfoggiato da Marine, il suo linguaggio moderato così diverso da quello del padre, il suo tentativo di convincere gli elettori che il Rassemblement non ha niente di estremista, non hanno ottenuto alcun risultato. A elezioni concluse, domenica prossima, si aprirà fatalmente all’interno del partito il regolamento di conti che deciderà le strategie (e probabilmente i leader) su cui puntare in vista delle presidenziali: difficile credere, a questo punto, che Marine possa resistere agli assalti. Il secondo clamoroso messaggio lanciato dal voto di ieri è quello dell’altissima astensione, oltre il 68 per cento. Solo un elettore su quattro si è recato alle urne: una diga è crollata, la fiducia popolare nei confronti della classe politica appare gravemente intaccata. È un avvertimento al presidente Macron, l’altro perdente di queste regionali: uno schiaffo politico ben più doloroso di quello concreto che gli venne inflitto due settimane fa durante il suo Tour de France. La politica presidenziale sulla pandemia degli ultimi giorni (niente maschera e niente coprifuoco), non ha pagato: agli occhi di molti elettori Macron resta un personaggio troppo ondivago. Il suo movimento La République en Marche, ha ottenuto risultati modestissimi: appena il 10 per cento. Meglio i socialisti (18 per cento) e i partiti ecologisti (12 per cento). Il tribuno della France Insoumise, di estrema sinistra, è anche lui al 12 per cento.

Altro problema per Macron: tutti i principali leader della destra moderata, da Valérie Pécresse (attuale presidente della regione Ile de France) a Xavier Bertrand, futuro candidato alle presidenziali, sono stati premiati dagli elettori e potrebbero dargli filo da torcere fra dieci mesi.