Allo scoccare della mezzanotte di ieri è terminato il suo incubo quando il tribunale di Rimini lo ha definitivamente assolto da ogni accusa di estorsione aggravata e omissione di denuncia perché "l’azione penale non doveva essere iniziata per l’intervenuta emissione di un decreto di archiviazione per gli stessi fatti". Per Antonio Giustini, 71 anni, l’incubo è durato 18, lunghissimi anni. Giustini non è un uomo qualunque, ma un servitore dello Stato, per anni è stato luogotenente e comandante della stazione dei carabinieri di Cattolica, un uomo che dell’Arma e del senso di giustizia aveva fatto la sua fede e la sua ragione di vita. Tutto distrutto, per 18 lunghissimi anni dalle accuse infamanti di estorsione aggravata e...

Allo scoccare della mezzanotte di ieri è terminato il suo incubo quando il tribunale di Rimini lo ha definitivamente assolto da ogni accusa di estorsione aggravata e omissione di denuncia perché "l’azione penale non doveva essere iniziata per l’intervenuta emissione di un decreto di archiviazione per gli stessi fatti". Per Antonio Giustini, 71 anni, l’incubo è durato 18, lunghissimi anni. Giustini non è un uomo qualunque, ma un servitore dello Stato, per anni è stato luogotenente e comandante della stazione dei carabinieri di Cattolica, un uomo che dell’Arma e del senso di giustizia aveva fatto la sua fede e la sua ragione di vita. Tutto distrutto, per 18 lunghissimi anni dalle accuse infamanti di estorsione aggravata e omissione di denuncia.

Maresciallo Giustini, come è finito dentro questa incredibile vicenda?

"Tutto parte dal 1992. Io all’epoca prestavo servizio a Riccione e venni mandato a Cattolica perché, allora, la situazione era ingestibile, il territorio risentiva di infiltrazioni della criminalità organizzata. Venni mandato là per rimettere a posto le cose".

E le cose, almeno all’inizio funzionarono?

"Sì, facemmo delle grandi operazioni come Romagna pulita con centinaia di arresti in una sola giornata. Ma devo aver dato fastidio a qualcuno".

Cosa è accaduto?

"Nel 2002 vengo a sapere che la procura di Rimini, in seguito a delle indagini compiute, all’insaputa della mia stessa gerarchia, io sono indagato per concussione. Stando alle accuse di allora, avrei indotto un commerciante a pagare i debiti a un altro, debiti che avrebbe contratto il figlio. Io venni sospeso dalle mie funzioni, ma il tribunale della libertà accolse le mie ragioni, annullando il tutto. Ciò nonostante, la procura fece ricorso in Cassazione che mi diede nuovamente ragione".

E quindi venne scagionato o no?

"Macché, dopo una settimana, mi ritrovai lo stesso medesimo capo d’imputazione solo con l’articolo diverso: da concussione a estorsione pluriaggravata. E il gup non volle sentire ragioni e mi rinviò a giudizio. Un dramma".

Che cosa è accaduto?

"Io, che ero stato premiato due volte per meriti di servizio dal presidente della Repubblica, venni sospeso dal lavoro e rimasi senza stipendio. Per fortuna di lì a poco sarei andato in pensione, altrimenti sarei finito a fare il barbone".

Come ha fatto a non cadere in depressione in questi 18 anni?

"Ho versato molte lacrime, tantissime, ma sapevo di avere la coscienza a posto, sapevo di non aver fatto nulla di male. Io poi ho una famiglia meravigliosa, mia moglie, le mie tre figlie, e poi i miei quattro nipoti mi hanno sempre sostenuto, non hanno mai dubitato di me. Io ho sempre dedicato la mia vita al servizio degli altri, dei più deboli, dei poveri, non avrei mai potuto tradire le mie origini, i miei valori. E poi i miei avvocati Piero Venturi e Alessandro Petrillo hanno sempre creduto nella mia innocenza, ma sono stati anni terribili".

Ha scoperto la fede?

"Io l’ho sempre avuta la fede, nasce dalla mia famiglia di origine, non volevo fare il carabiniere, ma servire gli altri".

Durante questi 18 anni lei è diventato anche diacono?

"Sì, dal 2010 sono diventato diacono permanente e sono anche presidente della Caritas di Cattolica. Durante il periodo del Covid mi sono prodigato per gli altri, c’era troppa gente che aveva bisogno e soffriva".

Ma lei ha perdonato chi le ha fatto tutto questo male?

"Io ho sempre pregato per loro, i miei colleghi che mi hanno indagato, la procura, perché non facessero più ad altri quello che era stato fatto a me deliberatamente. Il male me lo hanno fatto e io soffrirò finché campo. Certe ferite, come quella che mi porto dentro, non si possono rimarginare, rimarranno per sempre".