L'assemblea generale della Cei (Ansa)
L'assemblea generale della Cei (Ansa)

Città del Vaticano, 21 maggio 2019 - L’episcoptato prepara la svolta nella lotta agli abusi sui minori nella Chiesa. Criticati in questi anni per la scarsa trasparenza nella gestione dei casi di pedofilia e per l’assenza di una rigorosa collaborazione con le autorità civili, oggi pomeriggio i vescovi, riuniti da lunedì in assemblea, approveranno (salvo sorprese) le nuove linee guida che prevedono la possibilità per l’autorità ecclesiale di presentare esposti alla magistratura, qualora riceva segnalazioni di presunti episodi di violenza. Ciò è quanto si legge nel testo riservato contente la nuova disciplina per la tutela dei minori, distribuito in questi giorni ai vescovi, di cui il Quotidiano.net è in grado di anticipare i contenuti. Il provvedimento supera così il generico dovere morale di cooperare con lo Stato per il bene comune nel contrasto alla pedofilia, sancito dalle disposizioni vigenti varate nel 2014.

Nelle linee guida all’esame dell’assemblea, all’art.8.2 si scrive che l’autorità ecclesiastica, “ogniqualvolta riceva una segnalazione di un presunto abuso sessuale commesso da un chierico in ambito ecclesiale nei confronti di un minore di età, informi l’autore della segnalazione e il genitore o il tutore legale della presunta vittima che, quanto appreso in merito ai fatti segnalati potrà essere trasmesso, in forma di esposto, alla competente autorità giudiziaria dello Stato”. Questo nonostante i vescovi, precisa il documento, non essendo pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, per l’ordinamento italiano non abbiano alcun obbligo giuridico di denuncia ai pm. La nuova disciplina continua specificando poi che “l’autorità ecclesiastica procederà all’inoltro dell’esposto all’autorità civile qualora, dopo il sollecito espletamento dell’indagine previa (nel procedimento canonico penale si tratta della fase successiva a un’acclarata verosimiglianza dell’accusa, ndr), sia accertata la sussistenza del fumus delicti”. 

Abusi sui minori, la bozza del testo Cei

Con la stretta in arrivo i vescovi si allineano a quanto stabilito negli anni scorsi dagli episcopati statunitense e irlandese. Non viene fissato proprio un obbligo di denuncia ai magistrati, come aveva anticipato mesi fa al Qn, il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, ma la potestà conferita al presuli nei fatti muove in quella direzione. Le nuove linee guida si pongono in sintonia con il motu proprio di papa Francesco, Vos estis lux mundi, promulgato qualche settimana fa, che, tracciando norme canoniche valide per l’intera Chiesa universale, in tema di rapporti con le magistrature nazionali, prescrive al clero il rispetto delle leggi statali. In applicazione del dettato di Bergoglio, l’art.5.5 del testo Cei impone il dovere per i chierici di segnalare ai loro superiori i casi di violenza sui minori di cui siano venuti a conoscenza. Resta più sfumato, invece, il discorso relativo all'accountability, cioé l'aspetto della perseguibilità di un vescovo accusato di aver coperto degli abusi.

Dalla pedofilia alla politica, ieri in assemblea generale Bassetti non ha sorvolato, né censurato il comizio col rosario del ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Tra  vescovi (pochi), che gli chiedevano di dare una risposta ferma al leader della Lega, e confratelli (molti) che lo invitavano a passare oltre (vuoi per prudenza data la prossima scadenza delle elezioni europee o vuoi per una qualche consonanza con le tesi sovraniste), l’arcivescovo di Perugia ha optato per un messaggio in filigrana al vice premier. Bassetti ha sottolineato che  a un’Europa “sentita come distante è autoreferenziale”, su cui “soffiano populismi e sovranismi", l’Italia può offrire valori come l’accoglienza, una tradizione educativa straordinaria, uno spirito di umanità. Ma attenzione, è qui ‘il messaggio in bottiglia’ per Salvini, “non si vive di ricordi, di richiami a tradizioni e simboli religiosi o di forme di comportamento esteriori”. Come a dire, quel che conta è la sostanza della fede. Anche in politica.