I rapinatori dell’A1 sarebbero fuggiti a piedi dai varchi ricavati prima nelle barriere fonoassorbenti
I rapinatori dell’A1 sarebbero fuggiti a piedi dai varchi ricavati prima nelle barriere fonoassorbenti
di Valentina Reggiani Puntavano a quei due milioni e mezzo di euro racchiusi in tante cassette di sicurezza, custodite nel blindato che da poco aveva finito il giro nelle Coop di Modena. Sicuramente conoscevano il percorso che il furgone, diretto a Bologna, avrebbe fatto e pure l’orario in cui sarebbe entrato in autostrada. Eppure qualcosa è andato storto perché, nonostante il pericoloso piano studiato nel minimo dettaglio, si sono trovati costretti a fuggire a mani vuote. È partita immediatamente, lunedì sera, la caccia all’uomo in tutto il paese per individuare la banda di rapinatori professionisti,...

di Valentina Reggiani

Puntavano a quei due milioni e mezzo di euro racchiusi in tante cassette di sicurezza, custodite nel blindato che da poco aveva finito il giro nelle Coop di Modena. Sicuramente conoscevano il percorso che il furgone, diretto a Bologna, avrebbe fatto e pure l’orario in cui sarebbe entrato in autostrada. Eppure qualcosa è andato storto perché, nonostante il pericoloso piano studiato nel minimo dettaglio, si sono trovati costretti a fuggire a mani vuote. È partita immediatamente, lunedì sera, la caccia all’uomo in tutto il paese per individuare la banda di rapinatori professionisti, armati fino ai denti e anche di kalashnikov, che intorno alle 20.25 ha preso d’assalto un portavalori lungo l’autostrada A1, tra Modena e la Valsamoggia.

Si tratterebbe di almeno quindici persone che hanno agito tutte a volto coperto e dall’accento meridionale (il modus operandi ricorda agli investigatori le batterie di Cerignola) che, una volta fallito il colpo, si sarebbero dileguate a piedi, probabilmente dopo aver preventivamente ricavato varchi tra le barriere autostradali.

Non si esclude che ad attenderli al di là della barriera fonoassorbente, all’altezza di Castelfranco vi fossero ulteriori componenti della pericolosa banda. Ora la procura di Modena ha aperto un fascicolo con le ipotesi di reato di tentata rapina, porto d’armi da guerra abusivo, ricettazione di veicoli – quelli dati alle fiamme dai banditi sono poi risultati rubati – e tentato omicidio.

Infatti, durante quei minuti di puro terrore che si sono ‘allargati’ ad almeno cinque chilometri di autostrada del Sole, i banditi hanno sparato diversi colpi di mitra sul lato sinistro del blindato, al fine di convincere i tre vigilantes a bordo a fermare il mezzo ma, fortunatamente, i proiettili non hanno sfondato il lunotto anteriore e neppure le portiere del mezzo. Inoltre il gruppo di rapinatori esperti ha continuato a sparare in aria in due diversi punti; all’altezza di San Cesario e nei pressi dell’area di servizio di Castelfranco, cosparso l’autostrada di bande chiodate mentre sette auto venivano intanto date alle fiamme: per puro miracolo non si sono registrati morti o feriti. Dopo aver sentito in questura i diversi testimoni e automobilisti coinvolti loro malgrado nell’assalto – ricordiamo che una decina di camionisti sono stati minacciati dai rapinatori affinché posizionassero i propri mezzi al centro della carreggiata –, gli agenti della polizia scientifica hanno iniziato ad effettuare i rilievi sulle vetture sottoposte a sequestro.

Parliamo appunto dei sette mezzi in uso ai rapinatori dati alle fiamme così come del blindato sventrato dall’esplosione, causata pare da un ordigno rudimentale. Come detto nessuna delle guardie finite sotto tiro è rimasta ferita: il gruppo Battistolli, per il quale lavorano i vigilantes, ha sottolineato come i requisiti di sicurezza dei furgoni sia più elevata rispetto a ciò che chiede la norma. "Nonostante l’uso dell’esplosivo l’abitacolo ha retto perfettamente senza deformarsi e le GPG quindi sono rimaste illese", dichiarano.