Raffaella Baiocchi, ginecologa e responsabile. di Emergency: adesso si trova nel Panshir
Raffaella Baiocchi, ginecologa e responsabile. di Emergency: adesso si trova nel Panshir
"Siamo sospesi. In Panshir c’è una calma quasi irreale. Nel tardo pomeriggio dovrebbe scadere l’ultimatum dei talebani. Siamo in attesa di un possibile attacco, o di un’ulteriore tregua: in ospedale siamo pronti a ricevere parecchi feriti, ma speriamo che si faccia di tutto per evitare spargimento di sangue". La dottoressa Raffaella Baiocchi, ascolana, è la responsabile dello storico ospedale di Emergency nel Panshir, l’unica provincia afghana non...

"Siamo sospesi. In Panshir c’è una calma quasi irreale. Nel tardo pomeriggio dovrebbe scadere l’ultimatum dei talebani. Siamo in attesa di un possibile attacco, o di un’ulteriore tregua: in ospedale siamo pronti a ricevere parecchi feriti, ma speriamo che si faccia di tutto per evitare spargimento di sangue". La dottoressa Raffaella Baiocchi, ascolana, è la responsabile dello storico ospedale di Emergency nel Panshir, l’unica provincia afghana non ancora occupata dai talebani. Con lei, oltre a medici e infermieri afghani, un team di sei sanitari stranieri, tra i quali una dottoressa molisana e un’infermiera milanese.

Dottoressa Baiocchi, ha paura?

"No. Se fossi un abitante della valle sarei terrorizzato, ma nel mio ruolo devo avere sangue freddo. Se ho paura è per questa gente".

Pare che Ahmad Massoud si sia detto disponibile a entrare in un governo inclusivo coi talebani. Forse la guerra non è inevitabile.

"Sappiamo che trattative sono in corso, speriamo si riesca a trovare una soluzione".

Come siete organizzati in caso di attacco talebano?

"Abbiamo sospeso gli interventi chirurgici urgenti e abbiamo accorpato i due reparti per donne e bambini, aumentando da due a tre quelli per gli uomini. Adesso abbiamo 10 letti di terapia intensiva e 36 letti per gli uomini. In caso di combattimenti monteremo anche delle tende nelle quali fare il triage, cioè dove si deciderà chi mandare subito in sala operatoria, chi può aspettare e chi non ce la farebbe comunque".

Da quanto tempo è in Afghanistan?

"Sono partita la prima volta nel 2007, 14 anni fa. Dal 2016 sono dipendente di Emergency e sono qui stabilmente".

Quanto è cambiato il Paese?

"Moltissimo. All’epoca si faceva fatica a trovare infermiere e ostetriche: non parlavano inglese, avevano forti limiti culturali e, quando si sposavano, se ne andavano. Adesso è un altro mondo. Sono molto motivate, parlano inglese, imparano in fretta e vogliono emanciparsi. Sono donne stupefacenti. Molte di loro erano bambine quando c’erano i talebani, ma le loro madri gli hanno detto che cosa era il regime talebano. E ovviamente sono preoccupate di fare un salto indietro di 25 anni. Ancora qui impatti non se ne sono visti, ma tutti si chiedono: durerà? La memoria è viva, per questo il Panshir resiste".

Alessandro Farruggia