Un’immagine del celebre film Ricomincio da tre con Massimo Troisi e Lello Arena
Un’immagine del celebre film Ricomincio da tre con Massimo Troisi e Lello Arena
Lui lo conosceva bene. Massimo Troisi raccontato da Lello Arena, amico e compagno di lavoro su tanti palcoscenici e nei film. Lello, come avvenne il vostro incontro? "A San Giorgio a Cremano abitavamo molto vicini, ma non ci eravamo mai conosciuti. In una commedia messa in scena dalla nostra compagnia teatrale si era ammalato l’interprete di un piccolo ruolo, un garzone che doveva semplicemente fare un elenco di salumi. Poiché mi avevano parlato bene di Massimo, lo contattai. Anche se gli avevo detto che non era importante, lui si incaponì a volerli dire nell’ordine con cui erano stati scritti sul copione. Ma la sera del debutto, forse per l’emozione, Massimo li elencò in ordine sparso, e ogni volta che sbagliava ricominciava da capo. Insomma, una scena che sarebbe dovuta durare 60 secondi durò sei minuti, col pubblico che si sbellicava dalle risa". Nel suo libro C’era una volta, appena uscito da Rizzoli, si scoprono aspetti sconosciuti di Troisi. Come quella volta che indisse la riunione della vostra compagnia teatrale per espellerla. Un atteggiamento piuttosto duro... "Era un altro segno della...

Lui lo conosceva bene. Massimo Troisi raccontato da Lello Arena, amico e compagno di lavoro su tanti palcoscenici e nei film.

Lello, come avvenne il vostro incontro?

"A San Giorgio a Cremano abitavamo molto vicini, ma non ci eravamo mai conosciuti. In una commedia messa in scena dalla nostra compagnia teatrale si era ammalato l’interprete di un piccolo ruolo, un garzone che doveva semplicemente fare un elenco di salumi. Poiché mi avevano parlato bene di Massimo, lo contattai. Anche se gli avevo detto che non era importante, lui si incaponì a volerli dire nell’ordine con cui erano stati scritti sul copione. Ma la sera del debutto, forse per l’emozione, Massimo li elencò in ordine sparso, e ogni volta che sbagliava ricominciava da capo. Insomma, una scena che sarebbe dovuta durare 60 secondi durò sei minuti, col pubblico che si sbellicava dalle risa".

Nel suo libro C’era una volta, appena uscito da Rizzoli, si scoprono aspetti sconosciuti di Troisi. Come quella volta che indisse la riunione della vostra compagnia teatrale per espellerla. Un atteggiamento piuttosto duro...

"Era un altro segno della sua straordinaria intransigenza professionale. Allora facevo parte del Centro Teatro Spazio e, siccome eravamo rimasti in pochi, lanciammo una leva teatrale. Arrivarono così Enzo Decaro, col quale più tardi formammo La Smorfia, e Betty, che sarebbe diventata mia moglie. Frequentando Betty la mia assiduità era diventata minore, ma non c’era un calo di interesse. Un giorno Massimo convocò un’assemblea e al primo punto all’ordine del giorno scoprii che c’era la mia espulsione. Pensavo che non sarebbe mai passato, invece venne approvato all’unanimità in un modo quasi sovietico. Era la dimostrazione della sua disciplina, che richiedeva sempre un’enorme energia".

Lei racconta che Troisi amava giocare, ma soprattutto vincere...

"Per l’inaugurazione della sua sala da biliardo organizzò una partita con Giancarlo Magalli, che godeva di fama di buon giocatore. Massimo si era dolosamente procurato come spalla un campioncino di biliardo. Per essere ancora più sicuro della vittoria, a Magalli aveva affibbiato proprio me, che non avevo mai tenuto una stecca in mano. Con la fortuna dei principianti, però, cominciai a fare punti su punti. Massimo si incupì, mentre mi passava accanto mi diceva cose orribili. Alla fine io e Magalli vincemmo, e il campioncino venne cacciato dalla festa senza tanti riguardi".

La svolta arrivò con la scrittura nel leggendario programma Non Stop.

"A Roma facevamo uno spettacolo al teatro La Chanson, dopo la cantante Giovanna. Una sera Giovanna non c’è e il proprietario, Marcello Casco, ci dice che lui non aprirebbe neanche, ma ha già venduto tre biglietti e quindi bisogna andare in scena. Entriamo sul palco e giù in platea, in prima fila, ci sono questi tre, il resto della sala è vuoto. Durante tutto lo spettacolo i tre se ne stanno zitti, neanche non dico una risata ma nemmeno un sorriso. Alla fine Marcello Casco viene nei camerini e ci dice che al bar ci sono tre che vogliono conoscerci. Erano Giancarlo Magalli, Enzo Trapani e Mario Pogliotti, ci dicono che si sono divertiti moltissimo e che ci vogliono per la nuova trasmissione Non Stop".

Troisi amava molto quelle che lei chiama "le signorine". In particolare si infatuò di Jennifer Beals, che fu causa di una piccola lite...

"Aveva visto Flashdance e aveva deciso che doveva conoscerla. In particolare era rimasto colpito dal suo fondoschiena. Allora io fui costretto a rivelargli che in realtà, nel film, la Beals aveva avuto tre controfigure, tra cui un ballerino portoricano. Lui si arrabbiò moltissimo. “Ma che amici siete... mi dovevate avvertire...“. Aveva la pretesa che gli altri gli dicessero delle cose senza sapere quello che gli interessava! Alla fine comunque ebbe una lunga storia con Jennifer Beals, credo che anche il fondoschiena originale gli fosse piaciuto lo stesso".

Più o meno lo stesso motivo per cui litigò anche con Renzo Arbore...

"Quando aveva saputo che Renzo aveva inserito un gruppo di ragazze in Indietro tutta, gli chiese se poteva andare a vedere le registrazioni. Una sera però tornò tutto arrabbiato. “Renzo è un amico, mi doveva avvertire“. Che cos’era successo? Renzo non l’aveva avvisato che nel gruppo delle Coccodè c’era anche un uomo en travesti, e Massimo si era trovato a tenere d’occhio pure lui...".

Lei racconta qualche disavventura che sembra una vostra gag...

"Avevamo appuntamento con Pippo Baudo a viale Mazzini. Eravamo su una Giulia, a quell’epoca l’auto preferita dai malviventi. Parcheggiamo davanti a una banca e dopo pochi minuti siamo circondati da tre volanti. I poliziotti scendono armi in pugno, convinti di trovarsi di fronte a una banda di rapinatori. Quando gli spieghiamo che stiamo aspettando Pippo Baudo, per poco non ci portano in questura. Per fortuna Pippo è arrivato subito...".

Massimo era malato di cuore, eppure riusciva a scherzarci sopra...

"Si era operato a Houston e gli avevano installato una valvola cardiaca che era meccanica, e quindi produceva un ticchettio metallico leggero, ma percepibile. Quando lo sentiva, la gente diventava matta, perché non riusciva a capire da dove provenisse, soprattutto se Massimo si spostava. Il divertimento aumentava quando noi facevamo finta di non sentire il rumore, che lo avvertissero soltanto loro... Ma non abbiamo mai avuto un rapporto con la malattia di Massimo. Conduceva una vita normale, giocava a pallone, frequentava le signorine, stava sul palco due ore e mezza davanti a migliaia di persone... Nessuno poteva prevedere un epilogo così drammatico".