di Loredana Del Ninno Una pistola spara-laccio per immobilizzare – senza procurare danni fisici – malviventi o persone pericolose. Si chiama Bolawrap e sarà sperimentata per la prima volta in Italia dalla polizia municipale di Genova. Il dispositivo funziona da remoto con un laccio in kevlar – fibra sintetica molto resistente alla trazione – ’sparato’ con un botto simile a un colpo di pistola verso le gambe o il tronco del soggetto pericoloso, per bloccarlo preservandone l’incolumità. II Bolawrap, da anni in dotazione negli Stati...

di Loredana Del Ninno

Una pistola spara-laccio per immobilizzare – senza procurare danni fisici – malviventi o persone pericolose. Si chiama Bolawrap e sarà sperimentata per la prima volta in Italia dalla polizia municipale di Genova. Il dispositivo funziona da remoto con un laccio in kevlar – fibra sintetica molto resistente alla trazione – ’sparato’ con un botto simile a un colpo di pistola verso le gambe o il tronco del soggetto pericoloso, per bloccarlo preservandone l’incolumità.

II Bolawrap, da anni in dotazione negli Stati Uniti anche tra gli addetti alla sicurezza privata, è stato sperimentato in 43 Stati. L’Italia è il secondo Paese europeo a testarlo, dopo la Serbia. "Inizialmente – ha spiegato l’assessore del capoluogo ligure, Giorgio Viale – lo proveranno pochi agenti addetti alla sicurezza urbana e ai trattamenti sanitari obbligatori. Se ci diranno che è uno strumento valido ne estenderemo l’uso, in caso contrario lo accantoneremo".

"Quando si deve affrontare una situazione critica, vincere una resistenza o una violenza, bisogna utilizzare il mezzo meno impattante sotto il profilo della sicurezza della persona su cui viene usato", ha sottolineato il comandante della Municipale di Genova, Gianluca Giurato. "Nel 2021 – ha aggiunto – solo in centro storico 27 agenti hanno riportato lesioni in scontri fisici, contro i 12 del 2020 e sono circa 500 i trattamenti sanitari obbligatori effettuati ogni anno". Il Bolawrap è dotato all’estremità del cavo in tensione di due ancorette che si attaccano agli indumenti. Più la persona si muove, più la corda si stringe, grazie ai due ganci. Una luce laser aiuta a prendere la mira e il lancio viene effettuato attraverso la carica di una cartuccia a salve, che ne garantisce la proiezione alla velocità di oltre 150 metri al secondo, a una distanza compresa tra 3 e 7 metri. Un meccanismo simile a quello delle bolas usate dai gauchos argentini nelle pampas per bloccare i bovini in fuga, che ne hanno ispirato il nome.

Lo strumento potrebbe rappresentare un’alternativa ’dolce’ al Taser – che immobilizza attraverso una scarica elettrica sottocutanea – la cui dotazione alle forze di polizia è prevista dal prossimo autunno, dopo una gara per la fornitura che ha subìto più di uno stop per problemi sui collaudi. Lo scorso giugno il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese – dopo l’esito favorevole delle verifiche conclusive – ha annunciato che da ottobre, quasi 5mila dispositivi saranno distribuiti alle forze di polizia su tutto il territorio nazionale.

Oltre un provvedimento, anticipato dal ministro, per consentire l’introduzione di un sistema di video ripresa bodycam al personale della polizia di Stato, strumento strettamente connesso al Taser.