Roma, 16 dicembre 2020 - Raffica di perquisizioni e arresti in tutta Italia nell'ambito di una maxioperazione antipedofilia online messa a segno dalla Polizia postale dopo oltre due anni di indagini condotte "sotto copertura" su Internet. Smantellate 16 associazioni criminali, mentre sono oltre 140 i gruppi pedopornografici individuati. Coinvolte nell'indagine 432 persone, che, sfruttando le applicazioni WhatsApp e Telegram, partecipavano a "canali" e "gruppi" finalizzati alla condivisione di foto e video pedopornografici ritraenti vere e proprie violenze sessuali su minori; gli abusi, in particolare, riguardavano prevalentemente bambine e bambini in tenera età e, in alcuni casi, anche neonati.

Gli italiani identificati dalla Polizia postale milanese sono 81, tra cui un ottico con collaborazioni universitarie napoletano di 71 anni e un disoccupato veneziano di 20 anni che promuovevano e gestivano gruppi pedopornografici, organizzandone l'attività e reclutando nuovi sodali provenienti da ogni parte del mondo.

Sono invece 351 gli utenti stranieri coinvolti nell'indagine, per ciascuno dei quali sono state raccolte tutte le tracce informatiche utili alla loro identificazione. Tali elementi, condivisi tramite il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni con le Agenzie di cooperazione internazionale di polizia, hanno consentito di arrestarli sia in Europa che nel resto del mondo. Tra gli indagati figurano persone di estrazione sociale ed età molto eterogenee, quali affermati professionisti, operai, studenti, pensionati, impiegati privati e pubblici, di cui un vigile urbano e diversi disoccupati, con età anagrafiche che oscillano tra i 18 e i 71 anni.

L'operazione, denominata 'Luna Park' ha interessato 18 regioni e 53 province italiane. I territori maggiormente interessati risultano essere la Lombardia e la Campania, dove risiede il 35% degli indagati. Le perquisizioni personali, locali e sui sistemi informatici, emesse dalla Procura Distrettuale di Milano, hanno portato al sequestro di telefonini, tablet, hard disk, pen drive, computer e account di email e profili social. Durante le perquisizioni sono stati rinvenuti gli account utilizzati dagli indagati per la richiesta del materiale pedopornografico e un ingente quantitativo di materiale illecito custodito sui supporti informatici sottoposti a sequestro.