di Nino Femiani Uscito dalla cella per fare la doccia, ha puntato una pistola in faccia al poliziotto e si è fatto consegnare le chiavi, minacciando di ammazzarlo. Quindi si è diretto verso le celle in cui erano ristretti tre detenuti che, nei giorni scorsi, lo avevano picchiato e ha aperto il fuoco sparando sei colpi, ferendone di striscio uno, medicato in infermeria. Poi ha preso un cellulare e ha chiamato il suo legale, che lo ha convinto a consegnare la pistola. A quel punto si è arreso, non prima di aver ingoiato la sim card del telefonino. Protagonista un pregiudicato napoletano, 28 anni, detenuto in alta sicurezza...

di Nino Femiani

Uscito dalla cella per fare la doccia, ha puntato una pistola in faccia al poliziotto e si è fatto consegnare le chiavi, minacciando di ammazzarlo. Quindi si è diretto verso le celle in cui erano ristretti tre detenuti che, nei giorni scorsi, lo avevano picchiato e ha aperto il fuoco sparando sei colpi, ferendone di striscio uno, medicato in infermeria. Poi ha preso un cellulare e ha chiamato il suo legale, che lo ha convinto a consegnare la pistola. A quel punto si è arreso, non prima di aver ingoiato la sim card del telefonino. Protagonista un pregiudicato napoletano, 28 anni, detenuto in alta sicurezza per reati connessi alla criminalità organizzata nel carcere di Frosinone. La domanda che fa subito capolino è: come è entrata una pistola in un carcere che dovrebbe essere blindato? La risposta sembra appartenere a una trama da film: l’arma, una 7,65, matricola abrasa, è stata recapitata con un drone, sulla finestra della sua cella divelta in un angolo. Con lo stesso modus operandi nelle scorse settimane sarebbero stati ‘consegnati’ ad altrettanti detenuti una ventina di telefoni cellulari poi rinvenuti dalla Penitenziaria. Il camorrista-sparatore, indagato per tentato omicidio dal pm Adolfo Coletta, è stato trasferito in un’altra struttura detentiva al momento sconosciuta. A 24 ore dall’incredibile episodio, avvenuto alle 15.30 di domenica nel penitenziario di Frosinone, è tutto un susseguirsi di incontri e riunioni dopo l’intervento preoccupato della ministra Guardasigilli, Marta Cartabia, che ha inviato il capo del Dap, Bernardo Petralia che arriva oggi e che ieri ha detto: "In tempi brevi saranno adottate misure in risposta a questa incursione continua di droni, che mi è stato detto, è diventata addirittura settimanale".

Il Provveditore delle carceri del Lazio, Carmelo Cantone, del quale diverse forze politiche chiedono la testa, allarga le braccia: "Ci sono tecnologie che nel mondo criminale attecchiscono presto e richiedono risposte tecnologiche. A queste ci attrezzeremo perché danno la sicurezza: se ci si affida invece alla dimensione umana, all’avvistamento delle sentinelle, non si risolvono i problemi". Si ricostruiscono i minuti che hanno preceduto il far west in carcere. Già prima delle 15 il detenuto-sparatore sapeva dell’arrivo del drone, aspettava l’insolita ’posta aerea’ e una volta prelevata la pistola dalla sua finestra ha chiesto di andare in doccia. Nel corridoio ha puntato l’arma contro l’operatore penitenziario che, da solo, in modo professionale, ha cercato di fronteggiare una situazione eccezionale. Il detenuto ha sparato in ogni stanza dove erano ristretti gli altri detenuti con cui aveva avuto divergenze. Per fortuna la sua mira era poco precisa e non c’è stata una strage. Il drone era stato comunque già avvistato fuori dai reparti e immediatamente erano state fatte le segnalazioni alla forza di polizia all’esterno, tant’è che è intervenuta una pattuglia della Questura di Frosinone. Intanto nelle prossime ore arriveranno nel supercarcere 12 agenti, ma ne mancano ancora 50. I sindacati sono sul piede di guerra. Il Sappe: "Assurdo e incredibile". La Fp Cgil: "Situazione aberrante".